giovedì, marzo 15

Il vitello grasso

Ahem.

(si guarda intorno imbarazzato, tossicchia)

La volete sapere una cosa divertente?

Ma di quelle proprio da ridere, eh!

Eh eh.

Ehm.

Allora, praticamente c’è sto tizio che fa tutta una menata per chiudere il blog, e dopo solo tipo dieci giorni dalla suddetta chiusura, si accorge che – tranne una decisione di tanto tempo prima, anche carina ma presa in un momento completamente diverso e ormai completamente inattuale e portata avanti solo per principio – in realtà non aveva

(ahem)

nessun motivo e nessuna voglia di chiudere.

Ah ah ah.

E dunque sto tizio si dice: ma che, non posso cambiare idea? Col cavolo.

(e tra l’altro, anche se questo mica viene a dirlo a voi, una delle ragioni è che si accorge che gli dispiaceva un po’ rinunciare alla compagnia di voi bastardi incontrati lungo la via).


E dunque...

...rullo di tamburi...

...

...Viva!...

...riapreeeeeeee!

(applausi del pubblico, lacrime di commozione, gli uomini si abbracciano e si danno pacche sulle spalle, i sacerdoti uccidono il vitello grasso, le ragazze si strappano gli abiti e lanciano sul palco reggiseni e mutandine urlando invasate)

(torniamo in prima persona e al mondo reale, va)

Ecco, isnomma, già mi mancava, sto bastardo di blog. Il nome rimane lo stesso, però a traslocare, trasloco, e nickname lo cambio lo stesso perché ne ho trovato (me ne hanno dato) uno fighissimo.

Se vi va, è tutto per voi:

http://ilpivello.splinder.com

martedì, febbraio 27

Viva.

Ehm.
Sa-sa.
Prova? Prova?
Signore e signori,
vi ringrazio di essere intervenuti così numerosi in questa centounesima serata di Viva! che, all'incirca dopo dieci mesi dalla sua nascita, come da copione, chiude.

Sono quasi commosso.
Voi no?
Tu! Laggiù in fondo! Aspetta ad alzarti, ho quasi finito. E non fare tutto quel casino con la sedia. E tu! Abbassa quello striscione con scritto Finalmente, non sei spiritoso. Viva! ha fatto il suo corso, sono molto contento di quello che ci ho scritto e di tutto quello a cui, direttamente e indirettamente, è servito.
Passiamo ai ringraziamenti.

Prima di tutto direi di ringraziare la piattaforma o come cavolo si dice, ovvero blogspot o blogger che sia, per il supporto tecnico per questo viaggio che Viva! è stato.
La seconda persona (in realtà la prima dato che quella precedente tanto "persona" non si può definire, mi sa) è il caro bissa, che mi ha fatto pensare per la prima volta all'idea di aprire un blog.
La terza (o seconda? mi sono già perso...) persona da ringraziare è per forza martina, senza la quale questo blog non avrebbe mai avuto un titolo così bello.
Dopodiché, i frequentatori abituali conosciuti (in testa, annaluce e magi), e quelli sconosciuti, quelli che commentano e quelli non commentano. In particolare, le persone con le quali si è creato in qualche strano modo un "legame", che magari consiste solo nel leggersi reciprocamente e commentarsi ogni tanto ma è una sorta di strano...boh, legame, che comunque fa piacere.
Grazie ai tecnici luci, audio, ai musicisti, ai curatori d'immagine, al mio avvocato, ai costumisti, ai marconisti, ai signori e signore delle pulizie.
Vorrei invitarvi (senza impegno), a lasciare un commento tipo guestbook, anche con scritto solo ciao, soprattutto a chi passava di qui e non ha mai scritto.
Miei cari bastardi,
buona fortuna.



Ci si vede,



Lorenzo

sabato, febbraio 24

L'istinto

Ho appena copiato Viva! in un documento word, che non si sa mai. A parte questo qui, e l'ultimo post, sono 169 pagine. Ora la domanda è: chi se ne frega?

(Mio padre. Parlare un'ora con lui che gioca a mario kart e io guardo, senza mai pensare all'argomento, a cosa dire, tipo Ora parliamo di questo, Ora gli racconto quest'altro. Semplicemente parlare, lasciare le parole fluire. Che poi domani magari è diverso, domani parlare è difficile, è sempre così, ma i momenti senza maschera sono quelli veri, e quando ne vivo - come stasera - ci vuole un bel po' prima di dimenticarmene.)

Premessa: sono tutte cose che probabilmente tutti sanno. Ma scritte nel meraviglioso ed inconfondibile stile di Viva! - vi pare poco, bastardi?
Dunque, tema: oltre la razionalità.
(proviamo a bussare)
Permessoooo.
OMMADONNA mi scusi signor guardiano a tre teste con la bava alla bocca e una scimitarra arrugginita alla cintura, non volevo disturbare, non volevo glielo giuro (che infarto), non mi uccida la prego posso dare solo un'occhiata in giro? Cinque minuti? Graziegraziegrazie. Si può fare dieci? PORCAVACCA non ruggisca, cinque me li farò bastare. E che cavolo. E comunque, in confidenza, sono qui su commissione, per conto di una ragazza che trova su http://sonocomeilfiumechescorre.splinder.com/. Se la prenda pure con lei. Oh, ciao gabri, non ti avevo vista!

Allora allora.
C'è un po' di tutto qui, pare, roba sia migliore che peggiore che "dall'altra parte", se categorie come queste possono servire. Mi vengono in mente, aggettivi ambigui come affascinante (perché inusuale), selvaggio, temporaneo. E "ambiguo" stesso, of course.
Siccome l'argomento si può affrontare da circa un milione di punti di vista, mi limito a considerazioni generali e a due immagini spettacolari che mi sono venute in mente.

Davanti:
a un'idea geniale,
a un raggiro ben organizzato,
al passo su passo e al mattone su mattone che servono per arrivare dal punto di partenza A allo scopo Z superando in qualche modo un alfabeto di ostacoli,
a un giro d'accordi inedito,
a un vestito elegante e sensuale da morire (occhio: anche questo sta nella razionalità: è costruito, scelto):
davanti a ciò ci sentiamo stupiti, ammirati, anche intrigati. Ed è una sensazione che si sviluppa nella testa (si può proprio sentire), senti il cervello che fa tlac-tlac-tlac e comprende ciò che ha davanti (anche inconsciamente), e si compiace di questo. E la bocca si apre di stupore. E possono senz'altro salire brividi.

Invece davanti:
a un espediente inventato in due secondi,
a un inaspettato movimento anche senza scopo,
a una reazione istintiva,
a un a solo inventato nel mezzo del fuoco sacro della creatività,
a uno sguardo che per un istante ci incontra e si ferma una frazione di secondo di troppo (eccola l'irrazionalità, l'inatteso, la partita che non si gioca nel sicuro della stanza mentre ti provi il vestito ma nell'Ignoto della situazione, di un contesto non previsto):
davanti a questo, anche qui brividi, naturalmente. Ma nella pancia, nelle gambe, nel collo. Certe volte ci accorgiamo di essere a muovere la testa selvaggiamente, o a sorridere, o con le braccia o le gambe irrigidite: e questo senz'altro non viene dalla razionalità. Tanto che a volte ce ne accorgiamo minuti dopo.

Penso sia incontestabile la "superiorità" in qualche modo di sensazioni provocate dalla nostra parte incontrollata e non razionale. Ma questa si risveglia raramente. E' una roba fisiologica il fatto che viviamo prevalentemente di razionalità? E' combattibile? E' giusto combatterla? Secondo me / 1: sì, è fisiologica. E sicuramente ci fa sopravvivere, e sicuramente ci fa vivere in un ambiente sociale senza ammazzarci tra noi. Ci aiuta nella conoscenza, non intesa come studio di libri, ma conoscenza in generale, nella vita quotidiana e anche e soprattutto di ciò che per me è più alto di qualsiasi cosa, ovvero del come comportarsi con le altre persone (indistintamente). Ma secondo me / 2: sì, è giusto combatterla. A volte. Nel contesto in cui credo che siamo tutti d'accordo, ovvero rapporti con gli amici, rapporti amorosi, vita quotidiana, scelte quotidiane e qualche scelta di vita, l'istinto deve avere il suo cazzo di posto. Dai, che tristezza se no. Avete presente la sensazione fisica di una persona che nel decidere se baciare o no una persona conosciuta da poco, o se baciare o no l'ex con cui si è mollata da un po' di tempo, o uscire da un ufficio avendo consegnato la domanda per fare ciò che dovrebbe o ciò che sente di fare? E che cavolo.


Passiamo alle due immagini spettacolari.

Prendete una poesia d'amore media, un po' banale. Poi miglioratela, limatela, sgrezzatela, fatela splendere, fate in modo che ogni parola sia al suo posto e sia la più brillante possibile, che la poesia sia musicale, non troppo lunga nè troppo corta, che evochi delle immagini meravigliose, che raggiunga un equilibrio perfetto ma al tempo stesso passionale. Fatto? Ci siete, con questa poesia luminosa, eccezionale e intensa da morire? Ottimo.

E adesso, invece, prendete un bacio, bastardi.

Oppure: prendete un piano. Una vendetta. Precisa, che mira al cuore di colui o colei a cui vogliamo far male, è ben organizzata, è dolce. Costui, o costei, ci ha fatto male come nessun altro prima, ha preso il nostro punto debole e ce l'ha squarciato, e ora noi stiamo per fargliela pagare, ci abbiamo messo settimane, e oggi faremo la piccola mossa iniziale che darà il via a questa revanche spettacolare, tecnicamente infallibile, sorprendente e dolorosa, dopo la quale avremo soddisfazione nel vedere che anche lui o lei è col culo nella merda esattamente come ci siamo stati noi per colpa sua. Fatto? Ci siete, con questa spada affilatissima, velenosa e perfetta? Ottimo.

E adesso, invece, prendete un cazzotto (magari cattivo e sul naso), bastardi.

(oh, non che io sia violento, e neppure vendicativo in realtà, ma mi pareva che l'idea calzasse).

Ecco, lo vedete come, per quanto aggiungiamo, togliamo e cambiamo parole ed espressioni, la poesia non darà mai mai mai MAI MAI la sensazione del bacio? E la vendetta la sensazione fisica e olfattiva di dare un grezzo pugno in faccia?
Ecco.
Tutto qui.

(tutto qui?)

***

Godetevi, se avete tempo da perdere, la lista dei rimanenti post di Viva!, abbinati a coppie come consuetudine.

  • Manca musica / Lo spartito
  • Una serata con lady g / La convivenza con gli olandesi!
  • Sarà uno spettacolo! / Comincia a calare la tela
  • Magritte live in como / Erasmus Tilburg live in Extase
  • La mia etica è appesa al filo della biancheria / Il mio erasmus è appeso alle ultime tre settimane
  • Fettuccine per la mia anima / Pena de l’alma (digressioni poco brillanti sul tema dell’identità)
  • L’aumento / Stasi
  • Attendiamo fiduciosi risposta / (untitled)
  • Che nervoso! / Che strano
  • La luna che / Le lacrime che
  • Sono tornato a casa / …sono tornato a casa
  • Che botta! / Come uma thurman in kill bill
  • La vendita dell’anima di cor veleno / Con l’anima tra i denti
  • Mi sei mancata / Mi sei mancata (reloaded)
  • Bilico! / Tra santi e falsi dei
  • Il problema dei problemi irrisolvibili (e gli spritz) / Il problema dei test irresistibili
  • La leggenda del nobel per la matematica / I canti del ritorno parte I – Il mito e la realtà
  • Con chi / I canti del ritorno parte II – E dove?
  • Viva i ggiovani politicamente impegnati! / I canti del ritorno parte III – Magari nelle favole
  • Delirio # 1 / I canti del ritorno parte IV – Delirio # 4
  • Le amicizie finiscono / I canti del ritorno parte V – L’inizio
  • L’ultimo esame! – Esame dimmerda (che poi sono io che sono un cretino)
  • Scompensi – Giochi di sguardi, giochi di mani
  • Cuscini che volano – L'istinto


Ci vediamo martedì per l'ultimo post.

lunedì, febbraio 19

Giochi di sguardi, giochi di mani

(giochi di sguardi, giochi di mani,
giochi bastardi, siam vicini e siam lontani
lallallà lallallà
lallallallallallallà)

Lo so, ultimamente scrivo raramente. In compenso, scrivo troppo.

Il titolo I canti del ritorno era tratto da Oceano mare, è il nome della terza parte – spiacente ma nessuno ha vinto l’ambito viaggio.


Pronti: via.

Partiamo con due coincidenze.


Vi ricordate la storia del mio orologio? L’orologio che si era fermato la notte che partivo per l’olanda, che nella mia fantasia deviata era diventato un simbolo del tempo che smetteva di scorrere durante l’erasmus? Ecco, insomma, sono entrato nella metafora tanto che, per completarla, qualche giorno dopo che sono tornato l’ho portato a riparare, di modo che il tempo normale riprendesse a scorrere.
Beh, sapete una cosa, bastardi?

Dopo due giorni, si è rotto di nuovo.


Poi. Un tizio che conosco cerca di descrivermi un tipo di dolce, e sostiene che sia composto da uno strato di pandispagna che però non è proprio pandispagna, uno strato di panna che però non è proprio di panna,…insomma, una cosa che pare in un modo e invece è qualcos’altro, e che non si riesce neanche a definire tanto bene. Noi giustamente lo abbiamo pure preso per il culo per sta spiegazione assurda. Ma è senz’altro accattivante il fatto che suddetto dolce si chiami la bresciana.

No?


Allora, si parla di donne.

Sono combattuto tra la voglia di una storia e la consapevolezza di essere attualmente incapace di viverne una seriamente.
Data: la corrente incapacità di concentrarmi su una persona sola. Certo, il timore di lasciarsi andare per una cosa nel terrore di perdersi qualcosa d’altro è frequente nella storia della mia vita, ma in questo momento lo è in particolare. E certo, sono anche cosciente del fatto che tutto questo si risolverà quando e se mi capiterà di innamorarmi. Ma nel frattempo?
Non sono capace di essere disonesto. Fanculo la modestia, è così – e non è solo merito, a volte sono solo graffi o urla di coscienza, e a quelli resistere è impossibile, altro che meriti; arrivo a farmi scrupoli inauditi di cui la controparte magari non si preoccupa o a cui neppure pensa.

Insomma, al di là di qualche complicità, anche di qualche accadimento, insomma di qualche qualcosa, se so che il rinunciare sarebbe da stupidi e che l’insistere sarebbe disonesto, la parte problematica è che la via di mezzo spontanea, la cosiddetta scopamicizia (non vi piace sta parola? neanche a me, accetto suggerimenti), anche questa mi crea problemi morali, e (ecco la cosa stupida) più per lei che per me, nel senso che voglio evitare di prendere per il culo al punto tale che potrei mollare il colpo anche se magari a lei la via di mezzo starebbe bene, solo perché non lo capisco o per frettolosità dettata da questo eccesso di zelo. Ora, una volta messe le cose in chiaro verbalmente e per quanto possibile comportamentalmente (dove però il rischio di ambiguità è più alto), sono cosciente che se lei vuole mal interpretare saranno pure fatti suoi, ma mi riesce difficile lo stesso.

E
cco, c’è poi da tenere presente pure che ste storie, tali, pseudotali e potenziali tali non mi succedono quasi mai con persone del tutto esterne alla mia vita normale o alle mie amicizie, mettendo così dentro una serie di fattori per cui a volte sembra non valga la pena mettere a rischio un rapporto di qualche tipo (amicizia, convivenza, coteatranza, altre relazioni – tipo: una tipa che piace già a un mio amico). Cioè, è quasi del tutto assente il personaggio Tipa Che Conosco Più O Meno Per Caso E Che Pure Se Va Male Chi Se Ne Frega (di cui invece è esempio la tipa del treno dell’anno scorso, cha magari i lettori più appassionati ricorderanno, anche se lì sono stato scemo per altri motivi, vabbè).
Che palle.
E su tutto questo, il dubbio neanche tanto vago che tutto ciò che ho scritto e che rappresenta i miei pensieri circa ogni volta che una tipa mi piace, piaciucchia o che come si suol dire succede qualcosa, ecco, che tutto ciò sia del tutto o in parte un cumulo di seghe mentali che non è necessario farsi in nome di qualcosa che la maggior parte degli umani vive in maniera molto più semplice (ma è poi vero?).


Riassumendo: sono ora portato più che a una storia a un rapporto irregolare e senza legami che non escluda la contemporanea amicizia (l’idea non è animale come potrebbe sembrare: può tranquillamente implicare complicità, coccole eccetera, anzi, sarebbe forse la cosa che più vorrei), con ovviamente opzione di evolvere ma che abbia come condizione necessaria la non necessarietà di un legame.
(oh vabbè ci sarà chi ha problemi più gravi, mi rendo conto, ma io questo ho da offrire. O qualcuno magari ha il problema opposto, di riuscire a fare una storia seria piuttosto che una a metà. O qualcuno magari si domanda: e quindi? E quindi niente, volevo solo rendervi partecipi, bastardi. E chiarirmi un po' le idee pure io)
Uff.

Sì dai diciamocelo, in realtà tutta sta storia altro non è che una proposta implicita e viscida per le lettrici di questo blog. Ecco, vedi, sono partito che scrivevo per me stesso e sono finito come i più biechi utenti di comunità d’incontri che passano a lasciare commenti del tipo Ciaoooooo bellissimaaaaa, passa da mio blog, un bacioneeeee o roba del genere. Che tristezza.

In chiusura (relativamente), una canzone di de gregori. Non è mia abitudine riportarne, ma questa ha un testo veramente da paura, a parte il ritornello demente. Comunque sia, si chiama Viaggi e miraggi.

Dietro un miraggio c’è sempre un miraggio da considerare
[eh?]

come del resto alla fine di un viaggio, c’è sempre un viaggio da ricominciare

[questa invece Ora e Qui mi calza da dio]

Bella ragazza, begli occhi e bel cuore, bello sguardo da incrociare

[e che sguardo]

sarebbe bello una sera doverti riaccompagnare

[anche inventandosi un’idiozia tipo Devo proprio andare da quelle parti, pure se in realtà è a chilometri da dove devi effettivamente andare, in puro stile maragoni]

Accompagnarti per certi angoli del presente,

che fortunatamente diventeranno curve nella memoria

quando domani ci accorgeremo che non ritorna mai più niente

[allacciate le cinture…]

ma finalmente accetteremo il fatto come una vittoria

[ma che spettacolo!!]

[cfr. anche cristina donà - “la bellezza di questa giornata è che non tornerà indietro”]

[e io, dopo tanto allenarmi, ci riesco, bastardi cari e cani…e, in questo gioco di richiami continui che mi rendo conto è diventato Viva! ultimamente, non posso evitare di nominare ancora una volta la mia idea di destino o di quello che sia, che molto fa accettare per quello che è stato e per quanto possibile butta fuori a calci il rimpianto]

Perciò partiamo, partiamo, che il tempo è tutto da bere

e non guardiamo in faccia a nessuno, e nessuno ci guarderà

Beviamo tutto, sentiamo il gusto del fondo del bicchiere

e partiamo, partiamo, non vedi che siamo…partiti già

[ritornello]

Dietro un miraggio c’è sempre un miraggio da desiderare

[ehm…]

come del resto alla fine di un viaggio, c’è sempre un letto da ricordare.

Bella ragazza, ma chi l’ha detto che non si deve provare

ma chi l’ha detto che non si deve provare a provare

[e questo può riassumere un po’ tutto il post]

Così partiamo, partiamo che il tempo potrebbe impazzire

e questa pioggia da un momento all’altro potrebbe smettere di venir giù

E non avremmo più scuse allora per non voler uscire,

ma che bel sole, ma che bel giallo, ma che bel blu

[questa non l’ho capita proprio: ma vuole uscire oppure no? Quale delle due vede come preferibile e cosa rappresentano?


Ma forse volevo chiedere: Che ore sono?]

Perciò pedala pedala che il tempo potrebbe passare

e questa pioggia paradossalmente potrebbe non finire mai

e noi con questo ombrelluccio bucato, che ci potremmo inventare

[ok mi sono perso definitivamente]

ma partiamo, partiamo, non vedi che siamo…partiti ormai

[ritornello]

[del quale però va per forza citata:]

…venezia, che sogna e si bagna sui suoi canali…

[e credete a me, che passeggiare anche se per sbaglio mano nella mano con la donna che vi piace ha tutto un altro sapore – sui ponti – tra le maschere – le musiche – e i nomi da paura delle calli, delle corti e dei sottoporteghi]


Fine.

Il prossimo è il penultimo post. Quindi, lascio a voi il tema. Domandatemi quel cavolo che vi pare bastardi, proponetemi un argomento, e io scrivo. O, nell’ipotesi altamente irrealistica (risate) che a nessuno freghi niente, mi sa che vi toccherà un raccontino della vacanza a parigi prevista per la prossima settimana con gli ex-colleghi d’erasmus.

Statemi bene. O sfruttate il male. Di nuovo qui, obi-wan kenobi?

lunedì, febbraio 12

Esame dimmerda (che poi sono io che sono un cretino)

Ho appena realizzato che oggi è il dodici febbraio.
Quindi il dodici febbraio non è domani.
E' oggi.
Domani è tredici.
Perché non so mai che giorno è?
Perché non mi compro un'agenda?


Perché avevo un esame tra l'altro importante e per cui studio da una settimana il dodici febbraio alle nove e mezza?
E il prossimo appello è a giugno?


Detto questo (intervallato a bestemmie che pronuncio sottovoce mentre scrivo ma evito di riportare):

sto facendo amicizia con i coinqulini, che si stanno rivelando all'altezza di voci e leggende sulla Casa delle Palme, uscire con loro vuol dire incontrare personaggi spettacolari e vuol dire che la serata non è programmata e ti potrà portare dio sa dove. E dato che possiamo ragionevolmente supporre che dio non esista, figuratevi.
Un sacco di feste, conoscenza di gente nuova, eccetera.

Immagino di non riuscire a trasmettervi chi sa che entusiasmo, dato che c'è questa questione dell'esame per cui naturalmente sono incazzato come una iena incazzata e che - per quanto so che a voi bastardi è venuto in mente - non è conseguenbza del mio stile di vita diciamo non proprio regolare - perché io - zio caro - ero preparato per sto cazzo di esame. E' solo che quando ho guardato la data, due settimane fa, ho deciso che il dodici era di martedì, e da allora non ho più controllato.
Coglione.



Aaaagh.
Vabbè, la chiudo. Non riuscirei a scrivere nulla di più sensato, temo.



Avete suggerimenti economici ma ganzi per un costume di carnevale?

giovedì, febbraio 8

I canti del ritorno parte V - L'inizio

[e beccatevi sta cosa alternativissima - oh yeah - di chiamare l'ultima parte L'inizio, bastardi]

Eh già, bastardi. Alla facciaccia vostra, io lo so.

Ahem. E’ da un po’ che ho avuto quest’illuminazione, e nel frattempo mi sono pure reso conto che forse era una cosa ovvia, in realtà. Però che volete, per me non lo era. Tenete presente che io sono quello che verso la fine del film me ne esco con Ah ho capito tutto questo è il figlio di quest’altro e gli altri mi guardano compassionevoli e mi fanno presente che il fatto era palese da almeno mezz’ora. Ecco, ho i miei tempi, diciamo.

E dopo aver messo le mani avanti bene bene, si procede al racconto vero.

Allora, a me l’erasmus non manca. E non è solo questione di autoconvincimento, è proprio così. Addirittura, sto giudicando la decisione di non avere esteso al secondo semestre come incredibilmente saggia e illuminata. E in questo c’entra tutto quello che avete letto recentemente, tutto il bello e il buono che ho trovato e ritrovato qui in patria, unito ad una serie di considerazioni su me stesso.

Ovvero, sono tornate fuori certi angoli di me, che ai tempi d’oro erano non solo – come si suol dire – sfaccettature, ma grossi e grassi assi portanti della mia persona e personalità. Ironia, per esempio, voglia di fare, brillantezza. Più una serie di cosette nuove niente male. E’ come se mi avessero lucidato con la cera. Come se erasmo avesse preso la spugna dalla parte ruvida, si fosse tirato su le maniche della camicia e avesse preso a sputarmi addosso e a raschiare. Raschiando via pigrizia materiale e pigrizia di lavorare su se stessi, la scarsa volontà di interessarsi, di incuriosirsi, di conoscere il nuovo e di mettere qualcosa di diverso nell’usuale, di cercare una battuta per divertire, di cercare l’osservazione ironica al posto di quella normale. Ovviamente, non sono io che devo giudicare se ci riesco, ma da adesso ho senz’altro ho la voglia di farlo. E scusate se è poco, bastardi.

E poi: non ho più paura delle idee, di risolvere (in parte) il conflitto per me assai problematico tra ciò che sono e ciò che dovrei per la nostra società essere, erasmo mi ha insegnato a prenderla più alla leggera, ecco – questo vale per un sacco di cose – il prenderle non troppo sul serio. Credo in quello che dico, più di prima, in quello che penso. Alcune persone forse hanno il problema opposto: idee troppo salde e poco modificabili. Le mie forse invece lo erano troppo; adesso invece, ci credo un po’ di più.

E poi: è più facile con le donne. Tutto, intendo. Non parlo di riuscire ad andare a letto con una, e neppure di costruirsi una storia. Semplicemente, il pensiero di ciò che può venire fuori quando incontro una che mi può piacere (oppure no). E’ tutto più semplice: voglio uscirci – le scrivo; voglio baciarla – la bacio (poi sta a lei, of course). E se penso che mi piaci ma non sei la persona per me, lascio stare. E’ tutto più semplice. E’ una declinazione di quanto detto sopra: prendere le cose alla leggera.

Ecco, sono brillante, sono sveglio.

La rinascita attesa (tanto attesa) e di cui si parlava tempo fa non è riuscita ad arrivare per volontà, è dovuto succedere qualcosa dall’esterno. Un erasmus, per esempio. E vabbè, sticazzi.

Che io (e qui finalmente il cuore della questione) pensavo che l’erasmus avesse un fine in sé, che servisse a scoprire delle cose, ma cose fuori da me, mi potevo aspettare che mi facesse capire che non voglio passare la mia vita in italia, o come essere più indipendente dentro e fuori, o altre cose che includessero comunque un concetto di cambiamento e di evoluzione, con una traiettoria se non netta almeno specificata, una crescita da qualche parte.

E invece.

E invece l’erasmus è stato uno strano passo di danza, contemporaneamente in avanti e all’indietro.

Indietro: tornare a “un certo me” che avevo quasi dimenticato e che non ero neanche così interessato a riscoprire, convinto di avere ormai preso altre vie, e convinto che il cambiamento che attraverso ogni anno e ogni giorno mi avrebbe portato da qualche parte diversa qualitativamente da ciò che ero. E invece l’ho riscoperto, e cazzo se mi piace.

Avanti: rispolverarlo, metti la cera, togli la cera, raschia a sangue e lascialo venire a galla.

Padova è il posto che fa per me, adesso. I miei luoghi, le piazze e le strade, i bar e l’università, il prato e le case degli amici. La mia acqua, lo spritz. I miei amici, questi. Ripartirò, non c’è dubbio, ma ora questo è il mio ora, e adesso questo è il mio adesso.

E il significato è svelato:

sono partito

per tornare.

E restare, cambiato come sono.

E quel bastardo di erasmo ha fatto tutto di nascosto, confondendomi le tracce e costringendomi per sua stessa natura a viverlo alla giornata, senza idea del perché – come dicevano tutti – avrebbe dovuto cambiarmi la vita. Quindi all’inizio torno in patria con la sensazione dell’esperienza stupenda ma anche, fondamentalmente, fine a se stessa, dalla quale trarre insegnamenti soprattutto pratici e comunque a livello cosciente, cose da applicare razionalmente. E invece, quel bastardo ha fatto tutto da solo: zitto zitto, mi ha cambiato senza che me ne accorgessi. E adesso me la scialo in questo - quanto mi piace dirlo - nuovo inizio.

Gli diciamo grazie, a erasmo?

Ma sì, bastardi.

Grazie, erà.

sabato, febbraio 3

I canti del ritorno parte IV - Delirio # 4

[sarà un po' delirante, temo - è stato scritto quella sera stessa. Se avete notato, bastardi, nel titolo ci sono due 4. Dai, stavolta concedo che sia una coincidenza. Ah, è la penultima puntata dei canti del ritorno, giuro. (a proposito, SENZA GOOGLE, chi sa da dove viene il titolo? Primo premio un soggiorno a padova - o a terni, se proprio volete). E dopo questa puntata, tutti pronti per il gran finale]

…che questa contentezza diventa irresistibile, intrattenibile, e vorresti avere un modo per esprimerla, chissà se esiste, tipo urlare o piangere o ridere pregare o ringraziare qualcuno o qualcosa, magari combinate, tipo o pregare urlando o ringraziare piangendo e ridendo, e io che sono qui e non ho mai saputo pregare, che non riesco ad urlare e mi domando fondamentalmente chi è che dovrei ringraziare non riesco a fare di meglio che sentire sta potenza dentro di me che pulsa e si trasforma in qualcosa tipo energia cinetica, per forza, insomma lo dovrà pure trovare un modo per venire fuori, energia che ti porta a fare un giro larghissimo e inutile con la bici prima di rientrare a casa per il puro gusto di farlo, di cantare – questo sì – a gola spalancata una canzone qualsiasi, di sentire la effe e elle i ci i ti à che ti scorre in vene e arterie e pompa nel cuore. Fanculo.

E’ troppa, cavolo, tanta da avere l’urgenza di farci qualcosa – chi sa se mi faccio capire, qui – tanta da sentirsi smarrito, da mettersi a pensare a un qualcosa qualsiasi di negativo, a un problema pratico, e se non ce l’ho inventarmelo, di tornare con i piedi per terra - sarà paura dei sentimenti, sarà disabitudine a una contentezza così sfacciata, che mi fa (come posso dire?) preoccupare.
Oh, intendiamoci, non sarà tutto merito di sta serata, probabilmente ci staranno un sacco di altri fattori, ma chi se ne frega. Quello che sento now and here è questa urgenza di fare qualcosa con questa felicità, e la consapevolezza che mi servirebbero modi credo non propri di questo mondo.

Tipo dirlo a tutti – a tutti.

O tipo volare.

O tipo morire di felicità.


[torniamo al presente]

Ecco, questo è quello che mi sta regalando la vita quotidiana, recentemente. E anche io, mi sento cambiato dentro. Ed è stato così, che dopo una conversazione quasi casuale, bastardi, che io








ho scoperto il significato del mio erasmus.



venerdì, febbraio 2

I canti del ritorno parte III - Magari nelle favole

(l'ho riletto adesso: sarà irritantemente sdolcinato, ma mi sento irritantemente felice, in questo momento - e non riesco a fare a meno di dirlo a tutti voi bastardi cari e cani)




























…è stata No.

(stavolta l’emozione c’era, eh, bastardi?)

Niente da fare, sfuma l’opportunità più promettente. Che presa male – irritazione per dover ricominciare la ricerca ancora una volta – e nel frattempo trasloco da mauro.

Ma! Nel giorno stesso in cui mi arriva il Mi dispiace ma no dalla casa alla stanga – la sera stessa – mi arriva un messaggio: è dalla casa delle palme. E dice: Ciao ci sei piaciuto molto sei uno dei possibili candidati. Sei ancora alla ricerca di casa? E il mio sguardo s’illuminò. E mi dissi: il destino ha fatto la sua mossa, tocca a me fare la mia. E scrissi un messaggio pieno di cazzate tipo Sì sono ancora alla ricerca, prendetemi, sono un buon affare, non litigo con nessuno, so cucinare e a richiesta suono la chitarra. Di quelle cose che ci vuole un po’ di coraggio (o stupidità? non mi ricordo mai) a farle ma poi pensi Ma chi se ne frega e le fai. Chi sa se ha significato qualcosa sulla decisione finale che vi dico fra un po’?

Nella seconda botta di culo, in quanto tale, pure in questa c’entra il nostro vecchio amico destino. In quanto io, quel provino, non l’ho cercato per niente – nel senso, non mi sono impegnato nella ricerca, ovvio che mi sarebbe piaciuto se me l’avessero proposto – ma piuttosto mi è sfacciatamente capitato.

Mentre giravo con lo sguardo iniettato di sangue cercando annunci di stanze pure dentro i cessi pubblici, trovo questo Cercasi attore o attrice, richiesta esperienza, provini il 23 gennaio. Telefono e chiedo cosa intendano per esperienza, che tipo di testo debba preparare per il provino eccetera.

Succede però che già il giorno – mettiamo – 15, riceva una telefonata da parte di questo tizio che mi dice Abbiamo bisogno di una persona subito, se ti va lunedì vieni e ti proviniamo. Però sarà una cosa poco carina perché sarai solo tu quindi ti diremo sul momento se ci vai bene oppure no. E io penso “e sarebbe una cosa poco carina?”. Mi preparo sull’unico testo che conosco a memoria – che per la cronaca è di shakespeare, ma ho tenuto a sottolineare al tizio-regista che questo non vuole assolutamente dire che io abbia qualche tipo di cultura teatrale – e vado.

[vanity mode: on] sono fiero di me, cazzarola. Ho tirato fuori tutto quello che potevo dare, non tanto nella mia Musa di fuoco (credo fatta bene, ma non spettacolare), quanto nel testo che mi hanno dato loro e che ho dovuto preparare in cinque minuti. Basandomi sul vago accenno telefonico al fatto che il tizio che andavo a sostituire era un pazzo furioso 8artisticamente parlando, intendo uno di quelli che ti sanno sempre tirare fuori qualcosa di nuovo e geniale, o almeno così ho capito – mi son detto: fa’ la roba più schizzata che ti viene in mente. E (il testo era considerato comico) ho messo su sto personaggio con una voce strana e con duecento tic vocali e gestuali (e qui c’entra pure il laboratorio con mr. cortesi dell’anno scorso). La dizione sarà stato il solito casino (da sempre, parlo troppo in fretta), ma pare abbiano apprezzato. [vanity mode: off]. Mentre passeggiavo di fuori, in attesa del verdetto, già lo sapevo che mi avrebbero preso. E così sia: la sera stessa mi fanno vedere le favole che sono già pronte (e cazzo se sono bravi), e si inizia a lavorare su Biancaneve. Ed è così che entro in questa compagnia di attori, ma soprattutto di gente – con cui magari la confidenza non è immediata, ma sto erasmus sarà servito a qualcosa, no? (a questo è nelle prossime puntate - non la prossima, quella dopo).

Ah già, quasi dimenticavo (ci credete, bastardi?): nel frattempo mi arriva il messaggio di ilaria Delle Palme:

sei dei nostri

– e una faccina che ride.

Irrealtà – felicità (che invece è la puntata prossima) - robe - tanto per rimanere in tema - che succedono magari nelle favole: e non nell'innervosente significato televisivo, ma proprio strutturalmente: nelle favole tutto va liscio, e anche quello che va storto sai che servirà a mandare liscio qualcos'altro. Ma qui non c'è neanche quello: tutto è oliato, tutto gira bene. Sono Campione del Mondo di Culo – esiste?
(ah, ovviamente mi aspetto qualcosa di terribile nei prossimi giorni - bisognerà pur compensare, no?).

E così capita che una sera ti ritrovi in un pub con questa gente appena conosciuta, e quando ne esci sei troppo felice. Ma non troppo inteso come slang giovanile: inteso proprio come t.r.o.p.p.o., è una sensazione forse bellissima, e di sicuro difficile da spiegare (e qui può aiutare il film santa maradona, che da poco ho visto), ma talmente forte – talmente forte! – che…

(continua)

mercoledì, gennaio 31

I canti del ritorno parte II - E dove?

…a padova. Ci ho provato a mettere suspance, ma insomma, che altro vi aspettavate, bastardi?

E qui, ho cominciato a rincontrare personaggi vari ed eventuali, e a scoprire come certe cose non siano cambiate, e come altre invece sì. Persone che, come scrivevo, rivedo ed è come non avere mai lasciato (ops mi è scappato il luogo comune) e persone con cui sento che qualcosa cambiato lo è. Le prime sono in maggioranza numerica, ma, come voi bastardi sapete, il cambiamento a me mi stimola sempre e comunque – tanto per fare un esempio, non abitare più insieme a johnny dopo tre anni porterà a delle novità, no?
Entrando in cronaca, dopo una settimana passata a scrocco da lady g mi sono insediato con un po’ più di stabilità (ovvero pagando un pezzo d’affitto) a casa di mauro fino alla fine del mese (trovandomi peraltro straordinariamente bene). E nel frattempo:

mi sono fatto un mazzo tanto per trovare uno straccio di stanza, partendo con l’ambizione di una singola e finendo per visitare – il mercato degli affitti qui a febbraio fa schifo – tutto quello che mi passava sotto gli occhi su internet o sulle bacheche per gli annunci di tutta padova, compresa più di una doppia da dividere con una ragazza, una tripla, una stanza senza finestre, una singola in casa con una vecchia signora. E alla fine (la sentite questa puzza? eh sì: è puzza di destino) ero in attesa di notizie da:

  • la casa dei miei sogni in via trieste, un posto in doppia in un appartamento da OTTO, in una casa che ho scoperto essere leggendaria per le feste che vi si svolgevano (vi giuro, tra la gente che conosco la conosce una persona su due);
  • un posto in doppia in un appartamento sotto prato della valle, con dei coinquilini che - come si suol dire - a pelle, mi erano piaciuti un sacco;
  • un posto in doppia (con una ragazza) sull’incrocio della stanga, anche lì un bell’appartamento e gente che sembrava simpatica, ma col problema che sta tizia doveva parlare della cosa (cioè, di dividere la stanza con un maschio – e che maschio ehm…) con il suo moroso.


Ora: la Casa delle Palme (quella di via trieste) era stata la prima in assoluto che avevo visitato, e nonostante me ne fossi innamorato subito avevo lasciato il numero senza troppa convinzione, pensando che l’avrebbero vista duecento persone ed era difficile che scegliessero proprio me. Due settimane dopo, infatti, ancora nessuna notizia. Inoltre, le altre due opzioni avevano il grande vantaggio di essere disponibili da subito (così evitavo di andare da mauro e mi sistemavo definitivamente).
Allora, tralasciamo l’appartamento di via trieste, tralasciamo quello di prato della valle che nel frattempo mi aveva dato buca, e concentriamoci su quello della stanga. Ecco, in quei giorni di vago nervosismo (dopo una settimana di ricerche, uno si comincia pure a stufare), mi è capitato di immaginare il dialogo che la mia eventuale coinquilina avrebbe avuto con suo moroso, il momento esatto in cui lei va a casa sua e gli dice Ti vorrei chiedere una cosa e lui si mette ad ascoltarla, un momento in cui è racchiuso destino in percentuale così elevata da risultare troppo affascinante e da volerselo se fosse possibile guardare in televisione – pensare che da quel preciso dialogo (è qui che il destino è più riconoscibile, e anche proprio bello da vedere: quando si riconduce ad un singolo e piccolo evento, e più piccolo è meglio è) sarebbero dipesi i futuri giorni miei, e in maniera indiretta ma comunque significativa quelli della gente che mi sta vicino: di mauro che non mi avrebbe ospitato, degli amici a cui sarei andato a vivere più vicino o più lontano (succede spesso, che le amicizie funzionino meglio se si vive vicini), dei miei genitori che potevano smettere o continuare a preoccuparsi (zeugma), e così via. Tutto questo (non è così tanto, voi dite? E vabbè, ma è bello lo stesso) racchiuso nelle parole di due morosi in una stanza precisa in un preciso angolo di nordest italiano.
E la risposta di questo moroso è stata…


(continua)

lunedì, gennaio 29

I canti del ritorno parte I - Il mito e la realtà

Quanto non sopporto
i “sono ancora vivo” che in tanti blog si trovano. Se tu-blogger stai scrivendo penso che sia sottinteso che tu lo sia, no? (a meno che tu non sia effettivamente morto e qualcuno conosca la tua password o l’abbia indovinata e abbia deciso di entrare sul tuo blog per prendere il tuo posto, magari anche spacciandosi per te - maniaco! - e provocando quindi – tempo dopo, quando ormai questo individuo misterioso sarà mangiato dal rimorso - shockanti rivelazioni per gli affezionati lettori. Che sto dicendo?). Ecco, è diventato una sorta di luogo comune da bloggettari, se uno sparisce per un po’ di tempo si sente in dovere di esordire, al suo ritorno, con un Sono ancora vivo. Ma è necessario? Voglio dire, si può iniziare direttamente con il post, no? Mah. Detto questo.

Sono ancora vivo.

Sono giornate dense, rapide e – concedetemelo – pure un sacco belle. Se qualcuno mi chiede se senta nostalgia del’olanda (nessuno? non frega proprio a nessuno? forse a quello con la mano alzata…come? …(sigh) sì, puoi andare in bagno. Cazzarola, ma questo sempre in bagno sta?), comunque sia la risposta sarebbe un bel No nitido e con la N miniata e con tanto di svolazzi da testo medievale. L’altro giorno ho avuto un momento difficile, a voler essere onesti, guardando sul sito le foto delle prime feste del nuovo semestre, per una combinazione di cose che inevitabilmente “fanno strano”, ovvero vedere: gente completamente sconosciuta nei miei luoghi e conciata nelle maniere ridicole delle mie feste; vedere (ancora peggio) gente conosciuta, ovvero i bastardi rimasti lì anche per il secondo semestre, per i quali nulla è cambiato, vederli fotografati insieme a personaggi nuovi, che ballano e fanno facce stupide e si abbracciano, con scritto sulla fronte un allegro La vita continua anche dopo di te. Ma non è tanto questo, non è la sensazione del non essere stato importante (che è un concetto naturale e normale, in queste circostanze – e non solo), quanto proprio il fatto che in quel momento ho fortemente voluto essere lì, tornare, cazzo, in quel mondo incantato, a far feste selvagge e bere e fumare e non avere un pensiero al mondo, con i miei vecchi co-erasmi e/o con quelli nuovi, non importa con chi. Ma è stato uno sbandamento passeggero, direi. Infine, l’ulteriore cosa che mi ha stranito è stata vedere gente che conosco (quelli di statistica) essere lì. Ma tutto sommato, mi pare di aver retto il colpo bene.

Comunque, ho parlato dell’unica eccezione.

La verità generale, invece, sfata un po' il mito che dell'erasmus non te ne liberi più. Ed è che: qui a Padova in questi giorni sto proprio da dio.

Ad un punto tale che…

ma tale che…

(suspance)

che ho scoperto

che

non ripartirei.

E ne sono abbastanza convinto. Vi pare poco, bastardi?

(certo, magari tra qualche tempo sì, ma è tutto da vedere e non è neanche detto. La cosa significativa è che non ripartirei per quello in particolare).


La cosa è dovuta a una serie di circostanze, di persone, di novità piacevoli da scoprire e di vecchità altrettanto (non mi sbilancio) piacevoli da ritrovare (make new friends / keep the old / ones are silver / and the others gold). Ma anche (soprattutto?) a una successione spudorata di eventi a sorpresa fatti accadere dal nostro caro amico Destino, ma che potremmo più semplicemente definire sfacciate botte di culo. Ve le sparo subito, poi ve le racconto dall’inizio:

  • Ho una nuova casa che si preannuncia spettacolare
  • Ho fatto un provino per entrare in una compagnia teatrale e – signoressignori – mi hanno preso
  • Più un’altra, significativa solo in parte ma comunque interessante, e che però non mi va e/o non posso scrivere.

(mi rendo conto che sto post sarà lunghissimo – ma soprattutto voialtri erasmi o ex tali, lo so che ci siete, se riuscite a tenere botta forse alla fine c’è una cosa che vi può interessare)

(anzi, ho deciso: il post lo faccio a puntate, con tanto di finali in cui vi lascio col fiato sospeso e il cuore che vi fa bum-bum-bum. Hai detto qualcosa, tu laggiù in fondo? Mi è parso di capire…un Vai a cagare? Puoi ripetere a voce alta, bastardo? Dai, se hai coraggio? … ah, ok. Capisco. Sì, era proprio un Vai a cagare. E vabbè. Sti giovani d’oggi…)

Comunque sia, partiamo dall’inizio (sicuramente ripeterò cose già dette, ma non ho il blog sottomano e in effetti è un secolo che non scrivo, non mi ricordo bene).

I giorni ternani sono stati migliori di quello che mi aspettassi (sarà che in realtà non mi aspettavo niente di che), su giò & giò sapevo di poter contare (il che non vuol dire affatto darlo per scontato, of course), e i miei soci del liceo si sono rivelati più presenti e allegri del previsto – ho realizzato che non potrei mai andarci a bere una birra al pub perché fondamentalmente non avremmo nulla da dirci, ma finché c’è qualcosa da fare (un pokerino, una partita a basket), la loro compagnia è piacevole. Grazie a loro ho perfino conosciuto gente nuova, che per me – ora – ha la stessa importanza di cose tipo bere o respirare. Alessandra (ciao sa) l’ho vista poco, un po’ aveva da studiare un altro po’ (come abbiamo illuminatamente realizzato in un periodo in cui entrambi eravamo sfidanzati) quando ci fidanziamo tendiamo entrambi a diventare noiosi. Quindi aspetto un momento migliore (che naturalmente spero non debba coincidere con un suo sfidanzamento). E per concludere, a casa tutto bene, grazie, fratelli, genitori e nonni eroici di cui già vi parlavo.

Insomma, è stato con un bel sorriso sul mio ancora più bel faccino che ho preso l’intercity per tornare finalmente a…

(continua)

sabato, gennaio 13

Il problema dei test irresistibili

Bastardi cari, oggi superlight, anche io ho un cuore e immagino che l'intervento scorso un pochino i maroni ve li abbia frantumati.
Ordunque, ero finora riuscito a tenervi nascosta la mia passione per questo tipo di giochini idioti. Ma questa volta non ce l'ho fatta a resistere. Il test l'ho trovato da SuperCopy (www.dolceamara.splinder.com) e avevo tempo e mi sembrava carino. Scoprirete cose di me che non avreste mai pensato

di voler sapere.



1. Quando ti sei guardato allo specchio stamattina cosa hai pensato?
Che era già tardi!

2. Mai fatto uso di droghe?
La marijuana è droga?

3. Una parola che fa rima con Papera.
Tempera

4. Pianeta preferito?
Data la vita sociale sugli altri, direi la terra

5. Chi è la quarta persona delle tue chiamate perse nel tuo cellulare?
Mariagiorgia

6. Qual è la tua suoneria preferita del cellulare?
Pi-ppi-ri-pi-ppi Pi-ppì (ammazza la vecchia - col cric)

7. Che maglia stai indossando?
Marrone tinta unita

8. Cosa stavi facendo venti minuti fa?
Ero a vedere un appartamento

9. Che marca di scarpe stai indossando?
Non ne ho idea

10. Camera buia o illuminata?
Illuminata

11. Se sei in una stanza su due letti su quale dormi?
Quello vicino al muro

12. Cosa indossavi a mezzanotte di ieri sera?
Il maglione a righe col cappuccio che mi ha regalato lucio a natale

13. Cosa diceva l'ultimo sms che hai ricevuto?
[testuale] Pigna! [giulia che probabilmente voleva sapere che fine avevo fatto]

15. Una parola o una frase che dici spesso?
Hai voglia / Avoja

16. Chi ti ha detto per ultimo di amarti?
Camilla, probabilmente

17. L'ultima cosa pelosa che hai toccato?
Uno di questi orribili peluches di giulia

18. Quante droghe hai assunto negli ultimi tre giorni?
Nessuna

19. Quanti rullini usi per le tue foto?
Ho una digitale, la uso poco e poi me ne pento invariabilmente (del poco)

20. L'età in cui sei stato più felice?
L'infanzia direi (asilo e elementari)

21. Chi è il tuo peggior nemico?
L’incapacità di decidere

22. Cos'hai al momento sul desktop?
Lo sfondo di windows chiamato Pace

23. Qual è l'ultima cosa che hai detto a qualcuno.
Ciao, a qualche personaggio secondario qui in biblioteca

24. Tra un milione di euro e la possibilità di volare cosa scegli?
Se volare non è faticoso, volare

25. Ti piace qualcuno?
Mmm potremmo parlarne ore e ore. In una scala da uno a sette, nessuno oltre il 5

26. L'ultima canzone che hai ascoltato?
Alo alo marciano (elis regina)

27. Se l'ultima persona con cui hai parlato venisse uccisa con un'arma da fuoco cosa faresti?
(vedi la 23) un bello sticazzi

28. Se potessi tirare un pugno in faccia a qualcuno, chi sarebbe?
Alle mie ex-proprietarie di casa, quelle vecchiacce dimmerda che ci vogliono far pagare un sacco di soldi per riparare dei danni non provocati da noi (mortacci loro)

29. Qual è l'oggetto più vicino al tuo piede sinistro?
Il mio calzino sinistro

30. Dì una cosa profonda
Pozzo?


A presto, bamboli.

Tra santi e falsi dei

La religione in senso esteso.
Credere in qualcosa, avere una griglia di quelle per i messaggi segreti, avete presente? O forse un filtro, immagine abusata ma più immediata: una persona che ha un'ideologia, una religione, uno schema-di-riferimento, nel momento di leggere un episodio della realtà - Tac! - mette su questi occhiali filtranti - mi vengono in mente quelli con una lente verde e una rossa per vedere le immagini in tre dimensioni (che cosa demodè, tra l'altro) - guarda, e in base a questo interpreta.
In generale (mi sa che ne ho già parlato?) le ideologie granitiche mi fanno un po' tenerezza, mi sembrano adatte a gente con scarsa capacità mentale o semplicemente scarso tempo, istruzione, o chi sa. Lo dice il papa, lo dice il mio idolo politico, lo dicono Gli Esperti, le riviste di moda, la tivù. Prendi l'argomento - applica la fonte de La Verità - giudica. Ecco qua.

Comunque, la religione.
Tornato dall'olanda, mi sono reso conto come lassù di religione, papa e cazzate varie non gliene importi proprio niente. Tornato, riascoltare gli anatemi vuoti dei vescovi, pensare ai poveri ragazzini tirati su dalle suore, ma soprattutto leggere nel senso comune e negli atteggiamenti di molti dei miei coetanei, inclusi quelli che negano, il cattolicesimo della moderazione e dei sensi di colpa. Che palle. Perché non esistono campi estivi a-religiosi per i bambini? Perché un discorso del papa a volte è la prima notizia del telegiornale? Perché due stronzi - rimaniamo pure al caso di due eterosessuali - non possono fare un PACS o quello che sia per motivi religiosi? E' irreale. Datemi motivazioni convincenti contro i PACS, e io sono pronto a cambiare idea, ma datemele convincenti, non menatemela con polverose derivazioni da testi considerati sacri di decine e decine e decine e decine e decine e decine di anni fa.

Voglio che arrivino gli alieni, cazzo.
(e che siano amichevoli ovviamente...)
Così tutto se ne andrebbe a puttane, ogni credibilità persa, un sistema millenario che crolla come l'animale fuorimoda e contro-l'evoluzione che è.


Non dovrebbe esistere, tutto ciò. La scuola dovrebbe insegnare l'APERTURA MENTALE, ecco, facciamo due ore di apertura mentale, di confronto, chiamatela come vi pare, in cui spieghiamo che la gente ha idee diverse e per tutto c'è una motivazione, e comprendere non significherà giustificare ma sarà considerata una cosa importante, basta con Mi porti un'idea diversa-vabbè magari ti ascolto-ma già so che alla fine la mia non la cambio, quanta ne conosciamo di gente così? Io a pacchi - e anche io non sono sicuro di non appartenere alla categoria, of course.
Ma quale ora di religione, ma quale ora di storia delle religioni (vabbè almeno questa è cultura), facciamo un'ora, o anche mezz'ora, quello che vi pare, di confronto, per insegnare agli umani ad avere sempre la mente fresca, non cristallizzata, mettiamo i bambini, i ragazzini e i ragazzi davanti a due punti di vista diversi e non diciamogli Questo è quello giusto, esponiamogli le ragioni di quello e del suo contrario e lasciamoli ONESTAMENTE decidere senza pressioni (o, a volte meglio ancora, non decidere (ma coscientemente eh)).
Chi se ne frega del cattolicesimo, dell'islamismo, di tutto quanto, spieghiamo a un bambino che vuol dire tra tradire un amico e qual è il motivo che può spingere a farlo, raccontiamo perché è male che le persone siano ipocrite e perché invece la falsità ha un suo senso, facciamo capire cosa vuol dire la guerra nella vita di tutti i giorni, proviamo a usare parole semplici e le più neutre possibili per spiegare cosa c'è di male nel farsi una sega davanti a un sito porno e cosa c'è di non-male, anzi, elenchiamo semplicemente tutto quello che ci viene in mente, senza giudicare se non è necessario
(ovviamente, lo so anche io che ci sono dei concetti talmente importanti, quelli alla base di una cultura che potrebbe forse essere definita UMANA, che vanno invece insegnati come tali, come il rispetto per gli altri, il rispetto per l'ambiente, e pochi altri). Spieghiamo cosa vuol dire perdonare chi ci fa soffrire, ma senza il punto di vista religioso che NON E' NECESSARIO, raccontiamo il dolore di chi sta così male che vorrebbe morire, o forse no, e proviamo a descrivere quello che c'è di giusto da entrambe le parti, in tutti questi temi di attualità,...l'embrione è vita umana? Ma uno non può decidere basandosi su quello che sente? Che pensa? Che cazzo c'entra il mio prete che mi dice Le cose stanno così (o il mio partito che mi dice No, le cose stanno in quest'altro modo). Cioè, c'entrano, ma solo fino a un certo punto. Poi tocca a noi, cazzo.

Educhiamo quelli che saranno i nostri figli, ma anche i nostri coetanei per mezzo di un atteggiamento aperto al dialogo e sempre disponibile, ad ascoltare quello che dicono tutti, e però a decidere alla fine con la propria capoccia, i propri sentimenti e pure il proprio istinto.
E liberiamoci, per quanto ci riusciamo, dai preconcetti e dalle sovrastrutture mentali che ci portiamo dentro solo perché da piccoli andavamo a catechismo.
E che cazzo.



Amen.

mercoledì, gennaio 10

Mi sei mancata (reloaded)

Bastardini bastardelli e bastardacci.
Sono a padova.
Ospite dell'ottima ospitalità di lady g.
Tornando, tornato, mi sono accorto che l'accoglienza dei miei amici - prima di tutto ternani, ma dal poco che ho visto e sentito (nel senso di feel) pure padovani - è stata calorosa, e già questo mi stupisce un po' (non è modestia più o meno falsa, è solo che non me l'aspettavo - come riassunse definitivamente qualcuno, i've hopes - not expectations), ma soprattutto mi stupisce che A ME abbia fatto così piacere. Miei amati bastardi, un po' ormai dovresti conoscermi e sapere come la mia disumanità certe volte mi affligga (e come altre volte me ne vanti, in effetti). Giocare a kingsen con giorgia & giorgia e finire ubriachi, giocare a las vegas e a bestia fino alle quattro e pretendere di giocare a basket con i soci del liceo, giocare a fare gli idioti alla forcellini con bissa e mamma mauro - che bello ritrovare e rinnovare tutto ciò.

Dunque: nessuno di loro mi è mancato, in questi mesi.
Nessuno, in generale, mi manca - salvi i casi in cui sono innamorato, of course.
E' in fondo sono contento che sia così (anche perché se no comunque me la prendo in culo, quindi tanto vale che me lo faccia andar bene, no, my friends?).
Però nel momento del ritorno certi sorrisi vengono spontanei, persino certi abbracci,

//
FREEZE!
Stop!

SPONTANEI! Claro? Del tipo che vedi una persona e ti viene fisicamente, impulsivamente e intrattenibilmente di correrle incontro e saltarle addosso e abbracciarla e baciarla (se donna) o abbracciarla e picchiarla (se uomo).

Proseguiamo.
(all'erta, eh)
//

certe risate, la confidenza che fluida si ritrova in pochi attimi, a volte in uno solo. Il suono così profondamente - qualitativamente - diverso che può avere un Come va uscendo da bocche diverse. Le reazioni che non solo non ti aspettavi, ma certe che veramente neanche ci speravi (once again, GRAZIE infinitamente e per sempre e ancora di più a chi riesce, in qualche modo, a sorprendermi).

Martina, teresa, federica, johnny, giulia. Presto giada, mariagiorgia.

Bene. Mi sento bene.

Oggi ho girato per tutta la giornata come un pazzo


//

tanto per riparlare di destino, i beg your pardon ma è la mia fissa del momento, aspettando una tipa che dovevo conoscere in previsione di eventualmente dividere una doppia, ero lì davanti alla fontana di piazza delle erbe e per ognuna che passava pensavo è lei o non è lei, e sguazzavo tra le onde del destino, mi piacerà - no - sarà una figa - una busta - brillante - noiosa - bionda - rossa - destino puro, se me lo concedete

//

e non ho concluso niente per sta cazzo da casa ma va bene così, davvero, mi sento forte, alla fine di sta giornata mi sento stanco e vivo, ho una bicicletta, ho amici, e quindi vaffanculo.

Miei cari bastardi, spero la prossima volta di scrivermi dalla mia nuova casa, ovunque sia, comunque sia, con chiunque sia.


Signor destino, non è che si potrebbe avere qualche anticipazione?

Besitos

mercoledì, gennaio 3

Con l'anima tra i denti

Vedo la luce alla fine del tunnel.
Una decina di post, e Viva! smetterà di esistere (anzi, a essere precisi di essere aggiornato, per il resto resterà come piccolo reperto per i futuri archeologi di internet). Peccato, perché un titolo così bello non lo ritroverò più. Però effettivamente ho voglia e bisogno di cambiare, per la ragione che ho espresso un po' di tempo fa, ovvero che questo blog ha un suo cammino preciso, che è stato deciso una volta per tutte e farlo sbrodolare oltre i confini sarebbe rovinare l'opera. Inoltre, voglio provare a scrivere senza che i miei amici leggano, ma soprattutto - siamo onesti - perché mi piace che la gente mi legga mi piace scambiare commenti e sentirmi più parte della blogosfera o come la vogliate chiamare. Non voglio (come si dice blame in italiano?) blogspot, è una buona piattaforma per un sacco di cose, ma adesso che conosco meglio questo mondo so che esiste qualcosa di più adatto a me, ed è quello di cui ho bisogno adesso. Ahem.

(e comunque, come per tante cose (l'erasmus stesso, tanto per dirne una) avere la consapevolezza della prossimità della fine ti mette in una prospettiva molto diversa, più distaccata. Se avessi saputo da prima che il mio erasmus sarebbe durato un anno, ora sarei tutto eccitato all'idea di ritornare su, mentre così, se anche erasmo in persona bussasse alla mia porta dicendo Vai, il secondo semestre te lo pago io, non ci penserei neanche tanto prima di rifiutare cortesemente, per dirvi quanto mi sia abituato all'idea che i giochi siano chiusi definitivamente (oddio, magari se paga lui un pensiero ce lo faccio). Lo stesso per questo blog, sarei molto meno scazzato e più energico nello scrivere se non vedessi già la fine. Ma questo è ingiusto, quindi nonostante tutto questo cercherò di tenere la qualità come è sempre stata (sbadigliofora o entusiasmante, fate voi, ma quella). Tutto chiaro?)

Poi:

L'iperbole con asintoti gli assi non è una funzione monotona. L'ho scoperto ieri dopo ricerche tra fonti contrastanti, è stato un momento difficile.
//
Ci sono occasioni in cui ti senti di aver fatto esattamente la mossa giusta per ottenere una cosa che volevi, e allora ti senti una forza che ti fa bollire il sangue, ti senti forte e con un sacco di energia potenziale.
//
Voglio tornare a padova.
//
Tanto per riparlare di destino, sono curioso di sapere con chi è destino che io vada ad abitare, a padova. Sì, d'accordo, c'è un po' di libero arbitrio, ma non venitemi a dire che il destino non ha almeno una parte. Anche solo nel fatto che certi annunci li leggerò e altri non li vedrò nemmeno. Eddai.


Ma il vero motivo di questo post è:



Mio nonno.
E' andato - da quanto posso capire (la mia famiglia è strana) - per la seconda volta abbastanza vicino a lasciarci le penne, cazzo di sigarette. Ma è ancora in piedi.
Ieri, mentre facevo colazione, lo vedevo che entrava e usciva dalla cucina.
Cerchi qualcosa, nonno?
No, sto solo facendo esercizi.


Non so se è possibile cogliere fino in fondo, anche per me.
Quest'uomo camminava lentamente
passo dietro passo
con la sua bombola dell'ossigeno appresso.
Lentamente.
Passo - passo - passo. Pausa. Passo.
Senza appoggiarsi a niente.
Bombola in spalla, e anima stretta bene tra i denti.
Senza voglia di mollare, e con una dignità infinita.


Stavo per mettermi a piangere.
Questo coraggio, questa determinazione,
quando altri butterebbero tutto via e direbbero Tanto ormai.
Lo ammiro, lo rispetto.
Gli voglio bene.



E - credo sia importante - gliel'ho detto.

lunedì, gennaio 1

Come uma thurman in kill bill

Oooooh.
Bastardi cari, sono di buonumore oggi.
Del capodanno bisognerebbe parlarne.
Ma anche no.
Però dopo mesi di uguali-uguali città olandesi trovarsi negli ultimi due giorni dell'anno a spello - perchè l'umbria è così bella, e terni fa schifo? - e a roma di notte è un buon modo per fare pace con la patria con la quale ultimamente, e credo comprensibilmente, mi viene da litigare. Quindi ok.
Mi sento un po' uma thurman in kill bill, con in mano la lista su cui tirare righe mano a mano che rivedo le persone (ma con intenzioni un po' meno aggressive, direi). Tra l'altro, questa ipotetica lista mi si è stampata molto chiara in testa appena sono rientrato alla base (e ho fortunosamente ritrovato la sim italiana del telefonino), quando ho capito nettamente chi erano le persone che avevo voglia di sentire, per farsi gli auguri e aggiornarsi sulle rispettive vite, e chi potevo anche fare a meno di.
Le giornate stanno passando intense, in ogni modo - raramente a letto prima delle 4, un concerto jazz, una partita a basket con tanto di vecchio custode che minaccia di chiamare la polizia perché eravamo entrati scavalcando, gite sociali, persino un drinking game. Aspetto con trepidazione tranquilla di tornare anche a padova, per scoprire come sono cambiate le cose, le persone, i rapporti e per vedere se lo spritz mi piace ancora.

(Un consiglio se permettete (e se no? che fate? mi menate? ahia ahia ok la pianto, ahia! dai però me lo fate dare un consiglio piccolo piccolo? eddai, non è neanche mio, è di baricco...ok grazie)
Allora, quando si lascia un posto in cui si vuole per qualche motivo ritornare, è utile lasciarsi dietro qualcosa, tipo una valigia, una sciarpa, un caricabatterie, per avere una scusa per ritornarci. Certe volte è così forte il desiderio di ritornare, ma così difficile, senza un pretesto)

E adesso, per finire questo post-collage, raccolgo un gioco da blogger che gira in rete, che ho trovato da diverse parti ma in particolare da vipera venerea (c'è un link sulla colonna a destra, sì lì, no un po' più in basso, ancora un po', ma sei orbo? ahia ahia sì eccolo è quello lasciami il braccio e leggiti il blog di vipera venerea che è tanto carino, ahia che dolore).
Comunque: cinque cose che non sapete (e non vedo perché dovreste sapere) di me. Siccome "cinque cose" mi sembra un po' vago, mi restringo a "cinque cose strane che mi piacciono".

1. cantare a voce alta mentre vado in bici (con il lettore mp3, ma anche senza)
2. giocare a campo minato per ore e ore (ma sto guarendo: ho iniziato a leggere blog casuali per ore e ore)
3. aggiungere la panna al sugo e girare per vedere il colore che si mischia
4. contare gli spiccioli nei salvadanai (ne avete uno da inventariare? sono l'uomo che fa per voi)
5. l'odore della vernice, e in certi casi l'odore di merda (ha un significato psicologico, temo)

(ce ne sarebbero milioni e milioni di altre, ma per stavolta può bastare, direi)


Ah: sto cercando di inventarmi un calendario personale che parta da un qualche evento più significativo della nascita di cristo. Vi terrò aggiornati, per adesso vi beccate semplici auguri di buon 2007, che il giro di calendario sia uno stimolo a fare le cose che avreste sempre voluto ma non avete mai fatto per mancanza di tempo o pigrizia.
Bacini.

domenica, dicembre 24

...sono tornato a casa

E direi che il titolo è abbastanza per un post intero.
Comunque, non mi va di annoiare il pubblico pagante (a proposito, ma sti soldi quando li vedo? eh mr. blogspot? eh bloggy?) con considerazioni tristi, lascio un po' a raffreddare il tutto e ve lo racconto tra un po' di giorni. Forse.

Comunque, ci teniamo pesanti lo stesso.
Considerazioni sul paradiso.
Sorvolando sul ryanino la sconfinata distesa di nuvole tedesche, austriache, europee, ho immaginato per un momento il paradiso, che deve essere qualcosa di simile a:
una distesa - non necessariamente bianca - ma soffice e senza limiti, dove lo sguardo puo' perdersi all'infinito, con gruppetti di persone impegnati a parlare, seduti, in piedi o sdraiati, ma senza confusione, c'è un grande silenzio ma non di quelli inquietanti da biblioteca, più di quelli tranquilli dei bambini che giocano mentre i grandi dormono.
Parlare, ogni tanto bere e mangiare in grandi tavolate - queste rumorose, dall'esterno no ma da dentro sì, hai voglia - e fumare, e fare l'amore, anche, ma soprattutto parlare.
Ma focalizziamo sul tratto più importante.
Che è: l'assenza di tutto, tranne le persone.
Niente case, niente palazzi, niente macchine, niente muri, porte, muretti, finestre, neanche strisce per terra. Eccolo qui, il paradiso. Potrebbe anche essere la terra, in realtà, ma senza NIENTE. Solo un enorme prato verde, laghi ogni tanto, montagne solo per chi le vuole. E con un clima tale da non avere bisogno di essere al coperto, magari di notte una coperta può servire ma niente di più (e comunque, insomma, è pur sempre il paradiso, non è che se non ti copri ti ammali, eccheccazzo).
Vivere tutti insieme.
Ah ecco, un altro paio di particolari importanti. Per quanto sia grande questo posto, puoi raggiungerne ogni luogo in un secondo, solo pensandolo. E poi: puoi conoscere chiunque solo dando due baci, offrendo di fumare insieme e iniziando a parlare. Mettendo insieme queste due cose, esce fuori che puoi stare con chi vuoi, ecco, questo è il punto. Finalmente le contingenze maledette se ne andrebbero affanculo, non ci sarebbe altra motivazione per quello che uno fa che la propria volontà, non il fatto che uno è costretto a stare in un certo posto e per questo non può vedere quando vuole un'altra persona solo perché abita lontano. Cazzo, è ridicolo. Oppure, non conoscere mai le persone che vivono vicino a te, a causa dei muri, muri dimmerda, sociali, psicologici, ma anche i muri fisici stessi.
La volontà, sarebbe tutto ciò che serve. Non pensare Se mi avvicino e comincio a parlare mi prende per pazzo, o Chi sa quando ci rivedremo o Odio il mio paesino così piccolo e la gente con cui sono costretto a stare. Paradiso.

(saltate questo pezzo, a meno che non abbiate voglia di statistica applicata alle metafore della vita - no anzi non lo saltate, è venuto bello lo stesso: questo paradiso è il posto in cui - come ho anche trovato ironicamente su internet, ma è vero - tutte le varianze sono sistematiche e nessune casuali, dove tutto è determinato da ciò che uno vuole, solo quello, e non dalle circostanze in cui uno vive e che inevitabilmente influenzano ciò che uno può fare - e questo non è terribile, è solo la vita, ma è ingiusto, e almeno il paradiso dovrebbe rimediare a tutto questo - è il luogo in cui lo statistico arriva e si chiede: perché quelle due persone si stanno parlando? Mangiano uno dal piatto dell'altro? Si baciano? E la risposta che trova è indipendente da tutte le fottute covariate di questo mondo, dall'età, dal fatto che vivano vicini (che soprattutto questo alla fine - pensateci bastardi - è spesso fondamentale, nel fatto che due persone siano amici o amanti o amati), dal fatto che la gente che gli sta vicino lasci capire che è giusto o sbagliato che loro si parlino, mangino insieme, si bacino, dal fatto che vivano da una parte all'altra di un'italia, di un oceano, di un muro che separa israele e palestina, di un muro che separa il numero 12/a dal numero 12/b di una qualsiasi via roma - la risposta che trova lo statistico non è una combinazione di tutti questi fattori ma un sempice Perché lo vogliono, senza altre influenze, senza la più piccola oscillazione aleatoria, non significatività di tutti gli altri fattori ma perfino assenza di residui, è l'anomalia, l'assurdo, il modello perfetto - lo vogliono: lo fanno)


(Ehm - vabbè lo sapevate, che prima o poi finivo a parlare dell'olanda, dai non rompete bastardi)
Lo sapete dove sono certi pezzi di questa idea di paradiso? Uno, per esempio, è sopra le nuvole - dove tutto è morbido, e senza muri - ma le persone, sapete com'è, non ci possono stare. Un altro ha qualche muro, d'accordo, ma per molte cose, a questo paradiso, gli si avvicina molto. E ha un nome strano.


Stappegoorweg.
Mia patria, famiglia e brandello di paradiso dei miei ultimi mesi.
(ma anche verbs, dai)



Le persone dovrebbero sempre - SEMPRE - vivere più insieme possibile. Un villaggio in cui tutti hanno la possibilità e la voglia di conoscersi, dove c'è un ESN che per ognuno che arriva organizza cento giochi, e dopo non si starà ovviamente tutti insieme, si formeranno tanti piccoli e grandi gruppi, ma tutti armonici, che si ritroveranno a brindare insieme ad ogni compleanno, e mai ce ne andremo, anche quando saremo adulti sul serio e con una donna o un uomo che amiamo, resteremo lì, in quella famiglia immensa e dolce e potente.

(può sembrare strano, che qualcosa del genere possa esistere. Ma io l'ho visto, bastardi, e lo ricostruirò. E non sarà questione di legno e mattoni - sarà questione di ogni giorno (anche per voi, bastardi, badate che vi controllo), ogni volta che vedete i vostri amici, o ogni volta che volete parlare a una persona che non conoscete, e vi vergognate, o quando in un negozio o in una qualsiasi altra conversazione usuale e inutile, ci mettete un sorriso al posto dello scazzo di una mattinata storta, quello sarà vivere. Non addormentatevi - è una vita sola, uno shot e via, miei cari bastardi, ergo, il più possibile,)


(lo so che non si dovrebbe fare, ma l'ultima parola è potente, e dentro una parentesi non ci voleva proprio stare)







Splendétevela.

mercoledì, dicembre 20

Le lacrime che

Le lacrime che
finalmente arrivano.

Copiose.

Nella festa più bella di sempre.
Stringere un uomo che sai che è un amico, stringere una donna e sentire che è un'amica.
Nient'altro, conta, solo le lacrime che ci scambiamo, che lasciamo bere ai maglioni, i nostri occhi sfatti, le mani che sentiamo sincere. E la voglia di non smettere di piangere, di lasciarsi dondolare in questo sentimento intenso, e vero, dolce, di rimanere in piedi a piangere e guardare gli altri piangere.
Siamo i migliori, i migliori di sempre, in un appartamento distrutto - gente che balla sul tavolo - jagermeister per terra - lattine ovunque - se un bicchiere dà fastidio tirarlo via - cantare senza avere idea delle parole - fumare - giovanni che infila gli inalatori per l'asma di dave nella bocca della bambola gonfiabile che gli ha regalato e io gli dico "ma se poi non li trova e muore?" - verity mi ha fatto un regalo bellissimo - stamattina una lampada rotta - la caldaia spenta - pezzi di felicità - di tristezza - di erasmus - sparsi in giro. Nelle valigie troppo piene dei partenti - pezzi del mio cuore.
Grazie di tutto, my friends, ma soprattutto








grazie per le lacrime.




Farewell, amici miei.

domenica, dicembre 17

Che strano

Farewell, my friends.
Kristian, saralla, mathilde, carlos - la lista si allunga e comincia a includere persone importanti - è strano pensare di chiamare come sempre la gente per cena e ricordarsi che alcuni non sono più qui. Sì, è un sentimento simile al lutto (grattatevi pure, io lo sto facendo), ovviamente leggero ma in qualche modo simile.

Comunque, passiamo al piatto del giorno: il destino.
Io credo nel destino (tu! metti almeno la mano davanti alla bocca, se sbadigli - e tu che vuoi? Sì, puoi andare in bagno). Dicevamo? Magari qualcuno crede nella stessa cosa, ma la vede come congiunzione di una serie di scelte, qualcuno lo chiama dio, qualcuno sfiga o fortuna. Dopo avere letto, dategli il nome che volete - a me piace chiamarlo destino.

Allora.
Per me il destino è praticamente tutto ciò che non dipende da me. Ed è più forte la sua presenza in ciò che non mi aspetto. E comunque, una volta che un certo evento accade per destino, a quel punto spetta a me la scelta su come comportarmi.
Questo ha l'effetto di eliminare una serie di pippe mentali del tipo "ma se le circostanze fossero diverse", perché non possono esserlo (vabbè che non serviva un genio per questo), e al tempo stesso eleva la situazione attuale a unica, stimolante e splendente in virtù della sua unicità. E più attraente da vivere. Pensare che quello che accade non accade per caso mi fa proprio tirare su le orecchie, aguzzare la vista (e unire i puntini). Mi dico, se è successo ci sarà un motivo!: quello che devo fare è scoprire qual è. Un esempio semplice è quando camilla mi ha proposto di andare a rotterdam: prima di tutte le considerazioni pratiche, valutazione delle alternative e persino prima di capire se avevo effettivamente voglia di andarci oppure no, mi sono detto: perché no? Se una proposta del genere - indipendente da me, e inaspettata - mi viene fatta, di sicuro ne potrò tirare fuori qualcosa. Quindi, si va. O anche incontrare per caso una tipa che conosci (e anche qui, penso sia comprensibile come l'inaspettato giochi un ruolo importante) per la strada: invece di limitarsi a un ciao-ciao, invitarla per un caffè o qualcosa del genere. Non estenderò la cosa a un livello superiore, del tipo: le persone che ho conosciuto, le ho conosciute per destino, perché, per quanto affascinante, la cosa perde di utilità pratica.
Tutto chiaro? Ci sono domande? Oh che bello vedo una mano alzata! Come? Ah. Sì, puoi andare in bagno.
(pensavo avrei avuto di più da scrivere, certo potrei scrivere lettere a caso per vedere se qualcuno effettivamente legge ciò che ghdfiohf dfhgfvncmca sadp0)
Well.

Ieri sera ero talmente ciucco che oggi mi sono svegliato senza ricordarmi di essere andato a letto, per di più vestito, per di più con le scarpe e - questo è il particolare da dieci e lode - col cappotto.
Devo smettere di bere.

Cheers, my friends.

giovedì, dicembre 14

(untitled)

E' un gioco.

E come tale - ha delle regole.

E' un gioco: il debole e il forte.

E come tali - il forte decide le regole - il debole le accetta - oppure no
(e questo è l'unico potere del debole).

E' un gioco: il debole e il forte - e le regole chiare.

E come tale - il debole non ha modo, non ha ragione, non ha diritto di lamentarsi - di dire "ma io pensavo che".

Perché è un gioco: il debole e il forte - e le regole chiare - ma i baci veri.

Ma in quanto tale - il debole si rivelerà debole.

In questo gioco: quello stronzo del debole, quello stronzo del forte - le regole dimmerda - ma i baci bastardi, tanto sono veri.

E tutti possono vedere che in quanto tale - il forte - quello stronzo - perché dovrebbe cedere? - è il padrone del gioco.

E' un gioco: il debole e il forte - le regole - e i corpi: si avvicinano, non troppo - si allontanano, mai troppo.

E in quanto tali: cederanno prima o poi. Forse mai.

E' un gioco: e la musica picchia nel petto.

E in quanto tale - la musica - la musica non dovrebbe fermarsi mai - ma lo farà.

E' un cazzo di gioco in cui è solo il forte che decide le regole - oggi sì - domani no.

E in quanto tale - il debole pensa "ma perché" - e pensa "è ingiusto" - ma conosce le regole - e tutto quello che può fare è guardarsi in uno specchio - negli occhi, direi - e dirsi: "sai ciò che puoi avere - e non avere - e i prezzi da pagare" - ed è solo lui che può rispondersi, alla domanda

"vuoi continuare a giocare?"


Mentre il forte balla e balla, sotto le luci è splendido - e il ricordo dei baci così vero - e il debole - al bancone del bar - mani nervose mentre beve la sua birra - lancia sguardi che il forte sta attento a non ricambiare - o forse sì - ma saranno sguardi in cui c'è scritto




Le regole le sai.



(solo un maledetto gioco - solo parole - solo baci - solo la tua mano sul mio viso - la mia sulla tua schiena - i corpi - i nostri corpi - così vicini)
(solo musica, e birra che scola, e luci)
(solo voglie)
(solo foglie - sotto le scarpe svelte - sotto la pioggia - sotto le scarpe svelte bagnate di pioggia)
(nei pensieri del debole - fulmini leggeri mentre pensa ad altro - a ricordargli del forte - dei suoi occhi mentre si salutavano - della sua mano lesta a stringere per un istante la sua - bastarda - dei suoi occhi ironici a ricordargli ancora una volta chi è il debole tra i due - bastardo, che altro non sei)
(solo voglie - solo voglie maledette)
(ricordi del cazzo)


E il debole beve vino - il forte fuma erba - il debole beve, in una casa con le luci di natale accese - il forte fuma, in una stanza con le foto sulle pareti - il debole fuma erba, al tavolino di una casa disordinata - il forte beve vino rosso, sul letto di una camera colorata - fumo vino forte debole debole forte vino fumo febole dumo vorte fino ferto veboni fertole vuno.


(stasera ti farò vedere che posso essere forte anche io - non ti cercherò, non ti cercherò)




(e domani troverò ancora una volta - una scusa per venirti a trovare)




Solo un gioco.

martedì, dicembre 12

Stasi

Sono vivo.
Forse.

In una stanza disordinata - a fumare da solo - oasis nell'ipod di tim.
Con un amico senso di inutilità - mancanza di calci in culo, pigrizia.
Sono stato in erasmus, e non mi ha cambiato la vita - forse.
Le persone cominciano a partire, si piange - ma dove sono le mie lacrime?
(in un'altra epoca, già dieci anni fa forse, sarebbe tutto diverso, piccole le possibilità di rivedere e anche solo di risentire certe persone, più intenso il sentimento del distacco)
Parlavo di cerniera: è proprio quello che sento che succederà. Vedo mia mamma, alla stazione, così come mi ha accompagnato quel 18 agosto. La cinquecento gialla, la sua probabile contentezza, le mie sensazioni nel rimettere piede dentro casa mia. E tutto quanto inghiottito nei mulinelli di cenere e residui che il regionale orte-terni si porterà dietro, ultimi stracci di sogno. Ecco, ho la sensazione che tutto questo mi sembrerà solo un sogno - in senso tecnico: onirico - non esteso - esperienza emozionante. Chi sa.


Una persona è partita, ieri.
Non so se ne sento la mancanza. Sono combattuto tra il "chi se ne frega - dai non pensarci" e la mia patologica tendenza ad attaccarmi ai sentimenti che provo, quando li provo, brevi, a tirarli per la manica, a farli restare - anche quelli bastardi. Nel caso particolare, ciò si traduce nel farsi un mucchio di seghe mentali fondamentalmente inutili. Però oggi mi è mancato andarla a trovare, fumare insieme e tra le parole pensare di volerla baciare. Ahem. Prima o poi questo blog diventerà dominio pubblico anche dei miei amici erasmici, quindi fermiamoci, va. Eppoi insomma, non vorrei farla troppo tragica che così tragica - in effetti - non è.

Mh. Ho scritto due paragrafi senza dire nulla di interessante. Vediamo di svoltarla, con un annuncio rivoluzionario. Giovedì sera, pare che andrò a rotterdam, da solo, a trovare camilla e conoscere i suoi amici e a ballare all'off-corso. Solo un po' di tempo fa, mi sarebbe stata la cosa più facile del mondo. Adesso invece - che certe volte è così difficile lasciarmi andare - che la voglia di nulla è spesso così imbattibile - che qualsiasi proposta anche vagamente rischiosa porta il mio cervello a formulare scuse per non farla spesso improbabili - mi sembra una buona idea. SVEGLIAAAAAAAAAAAAA!!

Yawn.

Snooze.


Eccola! Scrivendo, ho trovato la parola che descrive il mio stato di vita attuale! Bastardi, avete assistito làiv a un momento di autoconoscenza (coro: e sticazzi?): la parola è SNOOZE. E' perfetta. Ogni tanto suona qualche sveglia, nel torpore dei miei giorni così normali, e io magari apro un occhio, e medito anche sull'idea di alzarmi e fare qualcosa, qualsiasi cosa, ma poi ecco, ci medito e basta e dopo un po' tutto ciò che riesco a fare è allungare la mano e premere SNOOZE: risuona tra dieci minuti, voglio dormire un altro po'.


Ed è giusto così?
Direi di NO.


Dov'è lei, che arriverà scuotendo un campanaccio da mucca, sferragliando catene, e battendo col cucchiaio sulla pentola, fino a quando non mi sarò alzato in piedi e felice di esserlo? Dov'è lei, l'Occasione, la donna, il luogo, il treno, la sveglia che non potrò, riuscirò, vorrò, snoozare?
Shit.
(non riesco a scrivere come vorrei - immagino traspaia)


Au revoir.