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sabato, febbraio 24

L'istinto

Ho appena copiato Viva! in un documento word, che non si sa mai. A parte questo qui, e l'ultimo post, sono 169 pagine. Ora la domanda è: chi se ne frega?

(Mio padre. Parlare un'ora con lui che gioca a mario kart e io guardo, senza mai pensare all'argomento, a cosa dire, tipo Ora parliamo di questo, Ora gli racconto quest'altro. Semplicemente parlare, lasciare le parole fluire. Che poi domani magari è diverso, domani parlare è difficile, è sempre così, ma i momenti senza maschera sono quelli veri, e quando ne vivo - come stasera - ci vuole un bel po' prima di dimenticarmene.)

Premessa: sono tutte cose che probabilmente tutti sanno. Ma scritte nel meraviglioso ed inconfondibile stile di Viva! - vi pare poco, bastardi?
Dunque, tema: oltre la razionalità.
(proviamo a bussare)
Permessoooo.
OMMADONNA mi scusi signor guardiano a tre teste con la bava alla bocca e una scimitarra arrugginita alla cintura, non volevo disturbare, non volevo glielo giuro (che infarto), non mi uccida la prego posso dare solo un'occhiata in giro? Cinque minuti? Graziegraziegrazie. Si può fare dieci? PORCAVACCA non ruggisca, cinque me li farò bastare. E che cavolo. E comunque, in confidenza, sono qui su commissione, per conto di una ragazza che trova su http://sonocomeilfiumechescorre.splinder.com/. Se la prenda pure con lei. Oh, ciao gabri, non ti avevo vista!

Allora allora.
C'è un po' di tutto qui, pare, roba sia migliore che peggiore che "dall'altra parte", se categorie come queste possono servire. Mi vengono in mente, aggettivi ambigui come affascinante (perché inusuale), selvaggio, temporaneo. E "ambiguo" stesso, of course.
Siccome l'argomento si può affrontare da circa un milione di punti di vista, mi limito a considerazioni generali e a due immagini spettacolari che mi sono venute in mente.

Davanti:
a un'idea geniale,
a un raggiro ben organizzato,
al passo su passo e al mattone su mattone che servono per arrivare dal punto di partenza A allo scopo Z superando in qualche modo un alfabeto di ostacoli,
a un giro d'accordi inedito,
a un vestito elegante e sensuale da morire (occhio: anche questo sta nella razionalità: è costruito, scelto):
davanti a ciò ci sentiamo stupiti, ammirati, anche intrigati. Ed è una sensazione che si sviluppa nella testa (si può proprio sentire), senti il cervello che fa tlac-tlac-tlac e comprende ciò che ha davanti (anche inconsciamente), e si compiace di questo. E la bocca si apre di stupore. E possono senz'altro salire brividi.

Invece davanti:
a un espediente inventato in due secondi,
a un inaspettato movimento anche senza scopo,
a una reazione istintiva,
a un a solo inventato nel mezzo del fuoco sacro della creatività,
a uno sguardo che per un istante ci incontra e si ferma una frazione di secondo di troppo (eccola l'irrazionalità, l'inatteso, la partita che non si gioca nel sicuro della stanza mentre ti provi il vestito ma nell'Ignoto della situazione, di un contesto non previsto):
davanti a questo, anche qui brividi, naturalmente. Ma nella pancia, nelle gambe, nel collo. Certe volte ci accorgiamo di essere a muovere la testa selvaggiamente, o a sorridere, o con le braccia o le gambe irrigidite: e questo senz'altro non viene dalla razionalità. Tanto che a volte ce ne accorgiamo minuti dopo.

Penso sia incontestabile la "superiorità" in qualche modo di sensazioni provocate dalla nostra parte incontrollata e non razionale. Ma questa si risveglia raramente. E' una roba fisiologica il fatto che viviamo prevalentemente di razionalità? E' combattibile? E' giusto combatterla? Secondo me / 1: sì, è fisiologica. E sicuramente ci fa sopravvivere, e sicuramente ci fa vivere in un ambiente sociale senza ammazzarci tra noi. Ci aiuta nella conoscenza, non intesa come studio di libri, ma conoscenza in generale, nella vita quotidiana e anche e soprattutto di ciò che per me è più alto di qualsiasi cosa, ovvero del come comportarsi con le altre persone (indistintamente). Ma secondo me / 2: sì, è giusto combatterla. A volte. Nel contesto in cui credo che siamo tutti d'accordo, ovvero rapporti con gli amici, rapporti amorosi, vita quotidiana, scelte quotidiane e qualche scelta di vita, l'istinto deve avere il suo cazzo di posto. Dai, che tristezza se no. Avete presente la sensazione fisica di una persona che nel decidere se baciare o no una persona conosciuta da poco, o se baciare o no l'ex con cui si è mollata da un po' di tempo, o uscire da un ufficio avendo consegnato la domanda per fare ciò che dovrebbe o ciò che sente di fare? E che cavolo.


Passiamo alle due immagini spettacolari.

Prendete una poesia d'amore media, un po' banale. Poi miglioratela, limatela, sgrezzatela, fatela splendere, fate in modo che ogni parola sia al suo posto e sia la più brillante possibile, che la poesia sia musicale, non troppo lunga nè troppo corta, che evochi delle immagini meravigliose, che raggiunga un equilibrio perfetto ma al tempo stesso passionale. Fatto? Ci siete, con questa poesia luminosa, eccezionale e intensa da morire? Ottimo.

E adesso, invece, prendete un bacio, bastardi.

Oppure: prendete un piano. Una vendetta. Precisa, che mira al cuore di colui o colei a cui vogliamo far male, è ben organizzata, è dolce. Costui, o costei, ci ha fatto male come nessun altro prima, ha preso il nostro punto debole e ce l'ha squarciato, e ora noi stiamo per fargliela pagare, ci abbiamo messo settimane, e oggi faremo la piccola mossa iniziale che darà il via a questa revanche spettacolare, tecnicamente infallibile, sorprendente e dolorosa, dopo la quale avremo soddisfazione nel vedere che anche lui o lei è col culo nella merda esattamente come ci siamo stati noi per colpa sua. Fatto? Ci siete, con questa spada affilatissima, velenosa e perfetta? Ottimo.

E adesso, invece, prendete un cazzotto (magari cattivo e sul naso), bastardi.

(oh, non che io sia violento, e neppure vendicativo in realtà, ma mi pareva che l'idea calzasse).

Ecco, lo vedete come, per quanto aggiungiamo, togliamo e cambiamo parole ed espressioni, la poesia non darà mai mai mai MAI MAI la sensazione del bacio? E la vendetta la sensazione fisica e olfattiva di dare un grezzo pugno in faccia?
Ecco.
Tutto qui.

(tutto qui?)

***

Godetevi, se avete tempo da perdere, la lista dei rimanenti post di Viva!, abbinati a coppie come consuetudine.

  • Manca musica / Lo spartito
  • Una serata con lady g / La convivenza con gli olandesi!
  • Sarà uno spettacolo! / Comincia a calare la tela
  • Magritte live in como / Erasmus Tilburg live in Extase
  • La mia etica è appesa al filo della biancheria / Il mio erasmus è appeso alle ultime tre settimane
  • Fettuccine per la mia anima / Pena de l’alma (digressioni poco brillanti sul tema dell’identità)
  • L’aumento / Stasi
  • Attendiamo fiduciosi risposta / (untitled)
  • Che nervoso! / Che strano
  • La luna che / Le lacrime che
  • Sono tornato a casa / …sono tornato a casa
  • Che botta! / Come uma thurman in kill bill
  • La vendita dell’anima di cor veleno / Con l’anima tra i denti
  • Mi sei mancata / Mi sei mancata (reloaded)
  • Bilico! / Tra santi e falsi dei
  • Il problema dei problemi irrisolvibili (e gli spritz) / Il problema dei test irresistibili
  • La leggenda del nobel per la matematica / I canti del ritorno parte I – Il mito e la realtà
  • Con chi / I canti del ritorno parte II – E dove?
  • Viva i ggiovani politicamente impegnati! / I canti del ritorno parte III – Magari nelle favole
  • Delirio # 1 / I canti del ritorno parte IV – Delirio # 4
  • Le amicizie finiscono / I canti del ritorno parte V – L’inizio
  • L’ultimo esame! – Esame dimmerda (che poi sono io che sono un cretino)
  • Scompensi – Giochi di sguardi, giochi di mani
  • Cuscini che volano – L'istinto


Ci vediamo martedì per l'ultimo post.

sabato, febbraio 3

I canti del ritorno parte IV - Delirio # 4

[sarà un po' delirante, temo - è stato scritto quella sera stessa. Se avete notato, bastardi, nel titolo ci sono due 4. Dai, stavolta concedo che sia una coincidenza. Ah, è la penultima puntata dei canti del ritorno, giuro. (a proposito, SENZA GOOGLE, chi sa da dove viene il titolo? Primo premio un soggiorno a padova - o a terni, se proprio volete). E dopo questa puntata, tutti pronti per il gran finale]

…che questa contentezza diventa irresistibile, intrattenibile, e vorresti avere un modo per esprimerla, chissà se esiste, tipo urlare o piangere o ridere pregare o ringraziare qualcuno o qualcosa, magari combinate, tipo o pregare urlando o ringraziare piangendo e ridendo, e io che sono qui e non ho mai saputo pregare, che non riesco ad urlare e mi domando fondamentalmente chi è che dovrei ringraziare non riesco a fare di meglio che sentire sta potenza dentro di me che pulsa e si trasforma in qualcosa tipo energia cinetica, per forza, insomma lo dovrà pure trovare un modo per venire fuori, energia che ti porta a fare un giro larghissimo e inutile con la bici prima di rientrare a casa per il puro gusto di farlo, di cantare – questo sì – a gola spalancata una canzone qualsiasi, di sentire la effe e elle i ci i ti à che ti scorre in vene e arterie e pompa nel cuore. Fanculo.

E’ troppa, cavolo, tanta da avere l’urgenza di farci qualcosa – chi sa se mi faccio capire, qui – tanta da sentirsi smarrito, da mettersi a pensare a un qualcosa qualsiasi di negativo, a un problema pratico, e se non ce l’ho inventarmelo, di tornare con i piedi per terra - sarà paura dei sentimenti, sarà disabitudine a una contentezza così sfacciata, che mi fa (come posso dire?) preoccupare.
Oh, intendiamoci, non sarà tutto merito di sta serata, probabilmente ci staranno un sacco di altri fattori, ma chi se ne frega. Quello che sento now and here è questa urgenza di fare qualcosa con questa felicità, e la consapevolezza che mi servirebbero modi credo non propri di questo mondo.

Tipo dirlo a tutti – a tutti.

O tipo volare.

O tipo morire di felicità.


[torniamo al presente]

Ecco, questo è quello che mi sta regalando la vita quotidiana, recentemente. E anche io, mi sento cambiato dentro. Ed è stato così, che dopo una conversazione quasi casuale, bastardi, che io








ho scoperto il significato del mio erasmus.



sabato, gennaio 13

Tra santi e falsi dei

La religione in senso esteso.
Credere in qualcosa, avere una griglia di quelle per i messaggi segreti, avete presente? O forse un filtro, immagine abusata ma più immediata: una persona che ha un'ideologia, una religione, uno schema-di-riferimento, nel momento di leggere un episodio della realtà - Tac! - mette su questi occhiali filtranti - mi vengono in mente quelli con una lente verde e una rossa per vedere le immagini in tre dimensioni (che cosa demodè, tra l'altro) - guarda, e in base a questo interpreta.
In generale (mi sa che ne ho già parlato?) le ideologie granitiche mi fanno un po' tenerezza, mi sembrano adatte a gente con scarsa capacità mentale o semplicemente scarso tempo, istruzione, o chi sa. Lo dice il papa, lo dice il mio idolo politico, lo dicono Gli Esperti, le riviste di moda, la tivù. Prendi l'argomento - applica la fonte de La Verità - giudica. Ecco qua.

Comunque, la religione.
Tornato dall'olanda, mi sono reso conto come lassù di religione, papa e cazzate varie non gliene importi proprio niente. Tornato, riascoltare gli anatemi vuoti dei vescovi, pensare ai poveri ragazzini tirati su dalle suore, ma soprattutto leggere nel senso comune e negli atteggiamenti di molti dei miei coetanei, inclusi quelli che negano, il cattolicesimo della moderazione e dei sensi di colpa. Che palle. Perché non esistono campi estivi a-religiosi per i bambini? Perché un discorso del papa a volte è la prima notizia del telegiornale? Perché due stronzi - rimaniamo pure al caso di due eterosessuali - non possono fare un PACS o quello che sia per motivi religiosi? E' irreale. Datemi motivazioni convincenti contro i PACS, e io sono pronto a cambiare idea, ma datemele convincenti, non menatemela con polverose derivazioni da testi considerati sacri di decine e decine e decine e decine e decine e decine di anni fa.

Voglio che arrivino gli alieni, cazzo.
(e che siano amichevoli ovviamente...)
Così tutto se ne andrebbe a puttane, ogni credibilità persa, un sistema millenario che crolla come l'animale fuorimoda e contro-l'evoluzione che è.


Non dovrebbe esistere, tutto ciò. La scuola dovrebbe insegnare l'APERTURA MENTALE, ecco, facciamo due ore di apertura mentale, di confronto, chiamatela come vi pare, in cui spieghiamo che la gente ha idee diverse e per tutto c'è una motivazione, e comprendere non significherà giustificare ma sarà considerata una cosa importante, basta con Mi porti un'idea diversa-vabbè magari ti ascolto-ma già so che alla fine la mia non la cambio, quanta ne conosciamo di gente così? Io a pacchi - e anche io non sono sicuro di non appartenere alla categoria, of course.
Ma quale ora di religione, ma quale ora di storia delle religioni (vabbè almeno questa è cultura), facciamo un'ora, o anche mezz'ora, quello che vi pare, di confronto, per insegnare agli umani ad avere sempre la mente fresca, non cristallizzata, mettiamo i bambini, i ragazzini e i ragazzi davanti a due punti di vista diversi e non diciamogli Questo è quello giusto, esponiamogli le ragioni di quello e del suo contrario e lasciamoli ONESTAMENTE decidere senza pressioni (o, a volte meglio ancora, non decidere (ma coscientemente eh)).
Chi se ne frega del cattolicesimo, dell'islamismo, di tutto quanto, spieghiamo a un bambino che vuol dire tra tradire un amico e qual è il motivo che può spingere a farlo, raccontiamo perché è male che le persone siano ipocrite e perché invece la falsità ha un suo senso, facciamo capire cosa vuol dire la guerra nella vita di tutti i giorni, proviamo a usare parole semplici e le più neutre possibili per spiegare cosa c'è di male nel farsi una sega davanti a un sito porno e cosa c'è di non-male, anzi, elenchiamo semplicemente tutto quello che ci viene in mente, senza giudicare se non è necessario
(ovviamente, lo so anche io che ci sono dei concetti talmente importanti, quelli alla base di una cultura che potrebbe forse essere definita UMANA, che vanno invece insegnati come tali, come il rispetto per gli altri, il rispetto per l'ambiente, e pochi altri). Spieghiamo cosa vuol dire perdonare chi ci fa soffrire, ma senza il punto di vista religioso che NON E' NECESSARIO, raccontiamo il dolore di chi sta così male che vorrebbe morire, o forse no, e proviamo a descrivere quello che c'è di giusto da entrambe le parti, in tutti questi temi di attualità,...l'embrione è vita umana? Ma uno non può decidere basandosi su quello che sente? Che pensa? Che cazzo c'entra il mio prete che mi dice Le cose stanno così (o il mio partito che mi dice No, le cose stanno in quest'altro modo). Cioè, c'entrano, ma solo fino a un certo punto. Poi tocca a noi, cazzo.

Educhiamo quelli che saranno i nostri figli, ma anche i nostri coetanei per mezzo di un atteggiamento aperto al dialogo e sempre disponibile, ad ascoltare quello che dicono tutti, e però a decidere alla fine con la propria capoccia, i propri sentimenti e pure il proprio istinto.
E liberiamoci, per quanto ci riusciamo, dai preconcetti e dalle sovrastrutture mentali che ci portiamo dentro solo perché da piccoli andavamo a catechismo.
E che cazzo.



Amen.

mercoledì, gennaio 3

Con l'anima tra i denti

Vedo la luce alla fine del tunnel.
Una decina di post, e Viva! smetterà di esistere (anzi, a essere precisi di essere aggiornato, per il resto resterà come piccolo reperto per i futuri archeologi di internet). Peccato, perché un titolo così bello non lo ritroverò più. Però effettivamente ho voglia e bisogno di cambiare, per la ragione che ho espresso un po' di tempo fa, ovvero che questo blog ha un suo cammino preciso, che è stato deciso una volta per tutte e farlo sbrodolare oltre i confini sarebbe rovinare l'opera. Inoltre, voglio provare a scrivere senza che i miei amici leggano, ma soprattutto - siamo onesti - perché mi piace che la gente mi legga mi piace scambiare commenti e sentirmi più parte della blogosfera o come la vogliate chiamare. Non voglio (come si dice blame in italiano?) blogspot, è una buona piattaforma per un sacco di cose, ma adesso che conosco meglio questo mondo so che esiste qualcosa di più adatto a me, ed è quello di cui ho bisogno adesso. Ahem.

(e comunque, come per tante cose (l'erasmus stesso, tanto per dirne una) avere la consapevolezza della prossimità della fine ti mette in una prospettiva molto diversa, più distaccata. Se avessi saputo da prima che il mio erasmus sarebbe durato un anno, ora sarei tutto eccitato all'idea di ritornare su, mentre così, se anche erasmo in persona bussasse alla mia porta dicendo Vai, il secondo semestre te lo pago io, non ci penserei neanche tanto prima di rifiutare cortesemente, per dirvi quanto mi sia abituato all'idea che i giochi siano chiusi definitivamente (oddio, magari se paga lui un pensiero ce lo faccio). Lo stesso per questo blog, sarei molto meno scazzato e più energico nello scrivere se non vedessi già la fine. Ma questo è ingiusto, quindi nonostante tutto questo cercherò di tenere la qualità come è sempre stata (sbadigliofora o entusiasmante, fate voi, ma quella). Tutto chiaro?)

Poi:

L'iperbole con asintoti gli assi non è una funzione monotona. L'ho scoperto ieri dopo ricerche tra fonti contrastanti, è stato un momento difficile.
//
Ci sono occasioni in cui ti senti di aver fatto esattamente la mossa giusta per ottenere una cosa che volevi, e allora ti senti una forza che ti fa bollire il sangue, ti senti forte e con un sacco di energia potenziale.
//
Voglio tornare a padova.
//
Tanto per riparlare di destino, sono curioso di sapere con chi è destino che io vada ad abitare, a padova. Sì, d'accordo, c'è un po' di libero arbitrio, ma non venitemi a dire che il destino non ha almeno una parte. Anche solo nel fatto che certi annunci li leggerò e altri non li vedrò nemmeno. Eddai.


Ma il vero motivo di questo post è:



Mio nonno.
E' andato - da quanto posso capire (la mia famiglia è strana) - per la seconda volta abbastanza vicino a lasciarci le penne, cazzo di sigarette. Ma è ancora in piedi.
Ieri, mentre facevo colazione, lo vedevo che entrava e usciva dalla cucina.
Cerchi qualcosa, nonno?
No, sto solo facendo esercizi.


Non so se è possibile cogliere fino in fondo, anche per me.
Quest'uomo camminava lentamente
passo dietro passo
con la sua bombola dell'ossigeno appresso.
Lentamente.
Passo - passo - passo. Pausa. Passo.
Senza appoggiarsi a niente.
Bombola in spalla, e anima stretta bene tra i denti.
Senza voglia di mollare, e con una dignità infinita.


Stavo per mettermi a piangere.
Questo coraggio, questa determinazione,
quando altri butterebbero tutto via e direbbero Tanto ormai.
Lo ammiro, lo rispetto.
Gli voglio bene.



E - credo sia importante - gliel'ho detto.

domenica, dicembre 24

...sono tornato a casa

E direi che il titolo è abbastanza per un post intero.
Comunque, non mi va di annoiare il pubblico pagante (a proposito, ma sti soldi quando li vedo? eh mr. blogspot? eh bloggy?) con considerazioni tristi, lascio un po' a raffreddare il tutto e ve lo racconto tra un po' di giorni. Forse.

Comunque, ci teniamo pesanti lo stesso.
Considerazioni sul paradiso.
Sorvolando sul ryanino la sconfinata distesa di nuvole tedesche, austriache, europee, ho immaginato per un momento il paradiso, che deve essere qualcosa di simile a:
una distesa - non necessariamente bianca - ma soffice e senza limiti, dove lo sguardo puo' perdersi all'infinito, con gruppetti di persone impegnati a parlare, seduti, in piedi o sdraiati, ma senza confusione, c'è un grande silenzio ma non di quelli inquietanti da biblioteca, più di quelli tranquilli dei bambini che giocano mentre i grandi dormono.
Parlare, ogni tanto bere e mangiare in grandi tavolate - queste rumorose, dall'esterno no ma da dentro sì, hai voglia - e fumare, e fare l'amore, anche, ma soprattutto parlare.
Ma focalizziamo sul tratto più importante.
Che è: l'assenza di tutto, tranne le persone.
Niente case, niente palazzi, niente macchine, niente muri, porte, muretti, finestre, neanche strisce per terra. Eccolo qui, il paradiso. Potrebbe anche essere la terra, in realtà, ma senza NIENTE. Solo un enorme prato verde, laghi ogni tanto, montagne solo per chi le vuole. E con un clima tale da non avere bisogno di essere al coperto, magari di notte una coperta può servire ma niente di più (e comunque, insomma, è pur sempre il paradiso, non è che se non ti copri ti ammali, eccheccazzo).
Vivere tutti insieme.
Ah ecco, un altro paio di particolari importanti. Per quanto sia grande questo posto, puoi raggiungerne ogni luogo in un secondo, solo pensandolo. E poi: puoi conoscere chiunque solo dando due baci, offrendo di fumare insieme e iniziando a parlare. Mettendo insieme queste due cose, esce fuori che puoi stare con chi vuoi, ecco, questo è il punto. Finalmente le contingenze maledette se ne andrebbero affanculo, non ci sarebbe altra motivazione per quello che uno fa che la propria volontà, non il fatto che uno è costretto a stare in un certo posto e per questo non può vedere quando vuole un'altra persona solo perché abita lontano. Cazzo, è ridicolo. Oppure, non conoscere mai le persone che vivono vicino a te, a causa dei muri, muri dimmerda, sociali, psicologici, ma anche i muri fisici stessi.
La volontà, sarebbe tutto ciò che serve. Non pensare Se mi avvicino e comincio a parlare mi prende per pazzo, o Chi sa quando ci rivedremo o Odio il mio paesino così piccolo e la gente con cui sono costretto a stare. Paradiso.

(saltate questo pezzo, a meno che non abbiate voglia di statistica applicata alle metafore della vita - no anzi non lo saltate, è venuto bello lo stesso: questo paradiso è il posto in cui - come ho anche trovato ironicamente su internet, ma è vero - tutte le varianze sono sistematiche e nessune casuali, dove tutto è determinato da ciò che uno vuole, solo quello, e non dalle circostanze in cui uno vive e che inevitabilmente influenzano ciò che uno può fare - e questo non è terribile, è solo la vita, ma è ingiusto, e almeno il paradiso dovrebbe rimediare a tutto questo - è il luogo in cui lo statistico arriva e si chiede: perché quelle due persone si stanno parlando? Mangiano uno dal piatto dell'altro? Si baciano? E la risposta che trova è indipendente da tutte le fottute covariate di questo mondo, dall'età, dal fatto che vivano vicini (che soprattutto questo alla fine - pensateci bastardi - è spesso fondamentale, nel fatto che due persone siano amici o amanti o amati), dal fatto che la gente che gli sta vicino lasci capire che è giusto o sbagliato che loro si parlino, mangino insieme, si bacino, dal fatto che vivano da una parte all'altra di un'italia, di un oceano, di un muro che separa israele e palestina, di un muro che separa il numero 12/a dal numero 12/b di una qualsiasi via roma - la risposta che trova lo statistico non è una combinazione di tutti questi fattori ma un sempice Perché lo vogliono, senza altre influenze, senza la più piccola oscillazione aleatoria, non significatività di tutti gli altri fattori ma perfino assenza di residui, è l'anomalia, l'assurdo, il modello perfetto - lo vogliono: lo fanno)


(Ehm - vabbè lo sapevate, che prima o poi finivo a parlare dell'olanda, dai non rompete bastardi)
Lo sapete dove sono certi pezzi di questa idea di paradiso? Uno, per esempio, è sopra le nuvole - dove tutto è morbido, e senza muri - ma le persone, sapete com'è, non ci possono stare. Un altro ha qualche muro, d'accordo, ma per molte cose, a questo paradiso, gli si avvicina molto. E ha un nome strano.


Stappegoorweg.
Mia patria, famiglia e brandello di paradiso dei miei ultimi mesi.
(ma anche verbs, dai)



Le persone dovrebbero sempre - SEMPRE - vivere più insieme possibile. Un villaggio in cui tutti hanno la possibilità e la voglia di conoscersi, dove c'è un ESN che per ognuno che arriva organizza cento giochi, e dopo non si starà ovviamente tutti insieme, si formeranno tanti piccoli e grandi gruppi, ma tutti armonici, che si ritroveranno a brindare insieme ad ogni compleanno, e mai ce ne andremo, anche quando saremo adulti sul serio e con una donna o un uomo che amiamo, resteremo lì, in quella famiglia immensa e dolce e potente.

(può sembrare strano, che qualcosa del genere possa esistere. Ma io l'ho visto, bastardi, e lo ricostruirò. E non sarà questione di legno e mattoni - sarà questione di ogni giorno (anche per voi, bastardi, badate che vi controllo), ogni volta che vedete i vostri amici, o ogni volta che volete parlare a una persona che non conoscete, e vi vergognate, o quando in un negozio o in una qualsiasi altra conversazione usuale e inutile, ci mettete un sorriso al posto dello scazzo di una mattinata storta, quello sarà vivere. Non addormentatevi - è una vita sola, uno shot e via, miei cari bastardi, ergo, il più possibile,)


(lo so che non si dovrebbe fare, ma l'ultima parola è potente, e dentro una parentesi non ci voleva proprio stare)







Splendétevela.

domenica, dicembre 17

Che strano

Farewell, my friends.
Kristian, saralla, mathilde, carlos - la lista si allunga e comincia a includere persone importanti - è strano pensare di chiamare come sempre la gente per cena e ricordarsi che alcuni non sono più qui. Sì, è un sentimento simile al lutto (grattatevi pure, io lo sto facendo), ovviamente leggero ma in qualche modo simile.

Comunque, passiamo al piatto del giorno: il destino.
Io credo nel destino (tu! metti almeno la mano davanti alla bocca, se sbadigli - e tu che vuoi? Sì, puoi andare in bagno). Dicevamo? Magari qualcuno crede nella stessa cosa, ma la vede come congiunzione di una serie di scelte, qualcuno lo chiama dio, qualcuno sfiga o fortuna. Dopo avere letto, dategli il nome che volete - a me piace chiamarlo destino.

Allora.
Per me il destino è praticamente tutto ciò che non dipende da me. Ed è più forte la sua presenza in ciò che non mi aspetto. E comunque, una volta che un certo evento accade per destino, a quel punto spetta a me la scelta su come comportarmi.
Questo ha l'effetto di eliminare una serie di pippe mentali del tipo "ma se le circostanze fossero diverse", perché non possono esserlo (vabbè che non serviva un genio per questo), e al tempo stesso eleva la situazione attuale a unica, stimolante e splendente in virtù della sua unicità. E più attraente da vivere. Pensare che quello che accade non accade per caso mi fa proprio tirare su le orecchie, aguzzare la vista (e unire i puntini). Mi dico, se è successo ci sarà un motivo!: quello che devo fare è scoprire qual è. Un esempio semplice è quando camilla mi ha proposto di andare a rotterdam: prima di tutte le considerazioni pratiche, valutazione delle alternative e persino prima di capire se avevo effettivamente voglia di andarci oppure no, mi sono detto: perché no? Se una proposta del genere - indipendente da me, e inaspettata - mi viene fatta, di sicuro ne potrò tirare fuori qualcosa. Quindi, si va. O anche incontrare per caso una tipa che conosci (e anche qui, penso sia comprensibile come l'inaspettato giochi un ruolo importante) per la strada: invece di limitarsi a un ciao-ciao, invitarla per un caffè o qualcosa del genere. Non estenderò la cosa a un livello superiore, del tipo: le persone che ho conosciuto, le ho conosciute per destino, perché, per quanto affascinante, la cosa perde di utilità pratica.
Tutto chiaro? Ci sono domande? Oh che bello vedo una mano alzata! Come? Ah. Sì, puoi andare in bagno.
(pensavo avrei avuto di più da scrivere, certo potrei scrivere lettere a caso per vedere se qualcuno effettivamente legge ciò che ghdfiohf dfhgfvncmca sadp0)
Well.

Ieri sera ero talmente ciucco che oggi mi sono svegliato senza ricordarmi di essere andato a letto, per di più vestito, per di più con le scarpe e - questo è il particolare da dieci e lode - col cappotto.
Devo smettere di bere.

Cheers, my friends.