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martedì, febbraio 27

Viva.

Ehm.
Sa-sa.
Prova? Prova?
Signore e signori,
vi ringrazio di essere intervenuti così numerosi in questa centounesima serata di Viva! che, all'incirca dopo dieci mesi dalla sua nascita, come da copione, chiude.

Sono quasi commosso.
Voi no?
Tu! Laggiù in fondo! Aspetta ad alzarti, ho quasi finito. E non fare tutto quel casino con la sedia. E tu! Abbassa quello striscione con scritto Finalmente, non sei spiritoso. Viva! ha fatto il suo corso, sono molto contento di quello che ci ho scritto e di tutto quello a cui, direttamente e indirettamente, è servito.
Passiamo ai ringraziamenti.

Prima di tutto direi di ringraziare la piattaforma o come cavolo si dice, ovvero blogspot o blogger che sia, per il supporto tecnico per questo viaggio che Viva! è stato.
La seconda persona (in realtà la prima dato che quella precedente tanto "persona" non si può definire, mi sa) è il caro bissa, che mi ha fatto pensare per la prima volta all'idea di aprire un blog.
La terza (o seconda? mi sono già perso...) persona da ringraziare è per forza martina, senza la quale questo blog non avrebbe mai avuto un titolo così bello.
Dopodiché, i frequentatori abituali conosciuti (in testa, annaluce e magi), e quelli sconosciuti, quelli che commentano e quelli non commentano. In particolare, le persone con le quali si è creato in qualche strano modo un "legame", che magari consiste solo nel leggersi reciprocamente e commentarsi ogni tanto ma è una sorta di strano...boh, legame, che comunque fa piacere.
Grazie ai tecnici luci, audio, ai musicisti, ai curatori d'immagine, al mio avvocato, ai costumisti, ai marconisti, ai signori e signore delle pulizie.
Vorrei invitarvi (senza impegno), a lasciare un commento tipo guestbook, anche con scritto solo ciao, soprattutto a chi passava di qui e non ha mai scritto.
Miei cari bastardi,
buona fortuna.



Ci si vede,



Lorenzo

mercoledì, dicembre 20

Le lacrime che

Le lacrime che
finalmente arrivano.

Copiose.

Nella festa più bella di sempre.
Stringere un uomo che sai che è un amico, stringere una donna e sentire che è un'amica.
Nient'altro, conta, solo le lacrime che ci scambiamo, che lasciamo bere ai maglioni, i nostri occhi sfatti, le mani che sentiamo sincere. E la voglia di non smettere di piangere, di lasciarsi dondolare in questo sentimento intenso, e vero, dolce, di rimanere in piedi a piangere e guardare gli altri piangere.
Siamo i migliori, i migliori di sempre, in un appartamento distrutto - gente che balla sul tavolo - jagermeister per terra - lattine ovunque - se un bicchiere dà fastidio tirarlo via - cantare senza avere idea delle parole - fumare - giovanni che infila gli inalatori per l'asma di dave nella bocca della bambola gonfiabile che gli ha regalato e io gli dico "ma se poi non li trova e muore?" - verity mi ha fatto un regalo bellissimo - stamattina una lampada rotta - la caldaia spenta - pezzi di felicità - di tristezza - di erasmus - sparsi in giro. Nelle valigie troppo piene dei partenti - pezzi del mio cuore.
Grazie di tutto, my friends, ma soprattutto








grazie per le lacrime.




Farewell, amici miei.

domenica, dicembre 17

Che strano

Farewell, my friends.
Kristian, saralla, mathilde, carlos - la lista si allunga e comincia a includere persone importanti - è strano pensare di chiamare come sempre la gente per cena e ricordarsi che alcuni non sono più qui. Sì, è un sentimento simile al lutto (grattatevi pure, io lo sto facendo), ovviamente leggero ma in qualche modo simile.

Comunque, passiamo al piatto del giorno: il destino.
Io credo nel destino (tu! metti almeno la mano davanti alla bocca, se sbadigli - e tu che vuoi? Sì, puoi andare in bagno). Dicevamo? Magari qualcuno crede nella stessa cosa, ma la vede come congiunzione di una serie di scelte, qualcuno lo chiama dio, qualcuno sfiga o fortuna. Dopo avere letto, dategli il nome che volete - a me piace chiamarlo destino.

Allora.
Per me il destino è praticamente tutto ciò che non dipende da me. Ed è più forte la sua presenza in ciò che non mi aspetto. E comunque, una volta che un certo evento accade per destino, a quel punto spetta a me la scelta su come comportarmi.
Questo ha l'effetto di eliminare una serie di pippe mentali del tipo "ma se le circostanze fossero diverse", perché non possono esserlo (vabbè che non serviva un genio per questo), e al tempo stesso eleva la situazione attuale a unica, stimolante e splendente in virtù della sua unicità. E più attraente da vivere. Pensare che quello che accade non accade per caso mi fa proprio tirare su le orecchie, aguzzare la vista (e unire i puntini). Mi dico, se è successo ci sarà un motivo!: quello che devo fare è scoprire qual è. Un esempio semplice è quando camilla mi ha proposto di andare a rotterdam: prima di tutte le considerazioni pratiche, valutazione delle alternative e persino prima di capire se avevo effettivamente voglia di andarci oppure no, mi sono detto: perché no? Se una proposta del genere - indipendente da me, e inaspettata - mi viene fatta, di sicuro ne potrò tirare fuori qualcosa. Quindi, si va. O anche incontrare per caso una tipa che conosci (e anche qui, penso sia comprensibile come l'inaspettato giochi un ruolo importante) per la strada: invece di limitarsi a un ciao-ciao, invitarla per un caffè o qualcosa del genere. Non estenderò la cosa a un livello superiore, del tipo: le persone che ho conosciuto, le ho conosciute per destino, perché, per quanto affascinante, la cosa perde di utilità pratica.
Tutto chiaro? Ci sono domande? Oh che bello vedo una mano alzata! Come? Ah. Sì, puoi andare in bagno.
(pensavo avrei avuto di più da scrivere, certo potrei scrivere lettere a caso per vedere se qualcuno effettivamente legge ciò che ghdfiohf dfhgfvncmca sadp0)
Well.

Ieri sera ero talmente ciucco che oggi mi sono svegliato senza ricordarmi di essere andato a letto, per di più vestito, per di più con le scarpe e - questo è il particolare da dieci e lode - col cappotto.
Devo smettere di bere.

Cheers, my friends.