martedì, dicembre 12

Stasi

Sono vivo.
Forse.

In una stanza disordinata - a fumare da solo - oasis nell'ipod di tim.
Con un amico senso di inutilità - mancanza di calci in culo, pigrizia.
Sono stato in erasmus, e non mi ha cambiato la vita - forse.
Le persone cominciano a partire, si piange - ma dove sono le mie lacrime?
(in un'altra epoca, già dieci anni fa forse, sarebbe tutto diverso, piccole le possibilità di rivedere e anche solo di risentire certe persone, più intenso il sentimento del distacco)
Parlavo di cerniera: è proprio quello che sento che succederà. Vedo mia mamma, alla stazione, così come mi ha accompagnato quel 18 agosto. La cinquecento gialla, la sua probabile contentezza, le mie sensazioni nel rimettere piede dentro casa mia. E tutto quanto inghiottito nei mulinelli di cenere e residui che il regionale orte-terni si porterà dietro, ultimi stracci di sogno. Ecco, ho la sensazione che tutto questo mi sembrerà solo un sogno - in senso tecnico: onirico - non esteso - esperienza emozionante. Chi sa.


Una persona è partita, ieri.
Non so se ne sento la mancanza. Sono combattuto tra il "chi se ne frega - dai non pensarci" e la mia patologica tendenza ad attaccarmi ai sentimenti che provo, quando li provo, brevi, a tirarli per la manica, a farli restare - anche quelli bastardi. Nel caso particolare, ciò si traduce nel farsi un mucchio di seghe mentali fondamentalmente inutili. Però oggi mi è mancato andarla a trovare, fumare insieme e tra le parole pensare di volerla baciare. Ahem. Prima o poi questo blog diventerà dominio pubblico anche dei miei amici erasmici, quindi fermiamoci, va. Eppoi insomma, non vorrei farla troppo tragica che così tragica - in effetti - non è.

Mh. Ho scritto due paragrafi senza dire nulla di interessante. Vediamo di svoltarla, con un annuncio rivoluzionario. Giovedì sera, pare che andrò a rotterdam, da solo, a trovare camilla e conoscere i suoi amici e a ballare all'off-corso. Solo un po' di tempo fa, mi sarebbe stata la cosa più facile del mondo. Adesso invece - che certe volte è così difficile lasciarmi andare - che la voglia di nulla è spesso così imbattibile - che qualsiasi proposta anche vagamente rischiosa porta il mio cervello a formulare scuse per non farla spesso improbabili - mi sembra una buona idea. SVEGLIAAAAAAAAAAAAA!!

Yawn.

Snooze.


Eccola! Scrivendo, ho trovato la parola che descrive il mio stato di vita attuale! Bastardi, avete assistito làiv a un momento di autoconoscenza (coro: e sticazzi?): la parola è SNOOZE. E' perfetta. Ogni tanto suona qualche sveglia, nel torpore dei miei giorni così normali, e io magari apro un occhio, e medito anche sull'idea di alzarmi e fare qualcosa, qualsiasi cosa, ma poi ecco, ci medito e basta e dopo un po' tutto ciò che riesco a fare è allungare la mano e premere SNOOZE: risuona tra dieci minuti, voglio dormire un altro po'.


Ed è giusto così?
Direi di NO.


Dov'è lei, che arriverà scuotendo un campanaccio da mucca, sferragliando catene, e battendo col cucchiaio sulla pentola, fino a quando non mi sarò alzato in piedi e felice di esserlo? Dov'è lei, l'Occasione, la donna, il luogo, il treno, la sveglia che non potrò, riuscirò, vorrò, snoozare?
Shit.
(non riesco a scrivere come vorrei - immagino traspaia)


Au revoir.

giovedì, dicembre 7

Pena de l'alma (digressioni poco brillanti sul tema dell'identità)

(ridendo e scherzando, e tenendo presente che il contatore l'ho messo tipo tre mesi fa, ma anche e soprattutto che metà delle visite penso che siano di me medesimo, Viva! ha compiuto mille visite. Grazie bastardi, bacini)

Ay, que pena.

Ma perché parlare di questo - sì, dai - dolore, che mi prende a tradimento in certe ore del giorno, e che tento - a volte con successo, altre meno - di alleviare pensando a ciò che di bello mi aspetta tornando in italia, perché parlare del fatto che se disgraziatamente in un posto qualsiasi mi capiterà di sentire una delle canzoni che hanno fatto la nostra storia, qui, mi metterò senza dubbio a piangere come una bestia al mattatoio, perché insistere su quanto mi mancherà tutto questo, perché. Infatti niente di tutto questo, per oggi.
Invece, affrontiamo finalmente il discorso filosofico sull'erasmus, che si avvale dei prestigiosi contributi di osservatori interni ed esterni, ultimo dei quali (naturalmente non per importanza) il buon gennaro. Allora, la domanda è:


Tutto falso, o tutto vero?
E la risposta è - ovviamente, ma serve dirlo? - [completate voi]


COME una CERNIERA (COME OLIO)
Prima teoria: è tutto falso.
Mentre passavo una notte insonne (l'ho già scritto?), circa quattro mesi fa, circa mille anni fa, nell'aeroporto di orio al serio, prima di partire il mio orologio si è rotto. Bloccato sulle due e tre quarti eiem. Beh, io credo nel destino, o almeno in una sorta di tale (azz - ho già trovato il tema del prossimo post), e una cosa del genere ha la capacità di lasciarmi di stucco e pensare "questo mica lo riparo, lo lasciò così" - a segnare quando il tempo ha letteralmente smesso di scorrere quando sono partito per l'olanda. Nel momento in cui tornerò in italia, lo riparerò, e il tempo tornerà buono buono a scorrere, dal momento esatto in cui ci siamo lasciati, la cerniera si chiuderà su questi cinque mesi d'irrealtà - ZIP! - e tutto tornerà normale. Ci riprenderemo per mano e mi accompagnerà ancora una volta a scuola, il tempo. Sarà - perdonate la mancanza di altre parole per dirlo - un risveglio - perdonate, ma è proprio quella, l'immagine - svegliarsi la domenica a mezzogiorno con il sole che sguazza nella stanza, stirarsi e restare lì, con il sapore del bel sogno nel palato e davanti all'alzarsi dal letto una giornata senza pretese.
Entrando nella parte tecnica, qui tutto è effettivamente falso. Lo stile di vita, gli atteggiamenti, i dialoghi, i rapporti con le altre persone. Nell'ordine, il primo perché è troppo schizzato, certi giorni estremo, certi giorni surreale - di vera vacanza, i secondi perché l'organismo si è forse reso conto da solo che qui si possono esprimere cose che a casa non si possono o riescono e ha deciso di cogliere l'occasione (scrivo organismo per non scrivere inconscio - che preferisco un'immagine muscolare che una cerebrale), i terzi e i quarti perché così superficiali, davvero, ci sono persone con cui "passi più tempo" o "più divertenti" ma non amici da dire tali (con le dovute eccezioni, of course). Certi giorni le dinamiche della maggior parte dei miei scambi di battute mi lasciano stupefatto per la loro inutilità: did you enjoy the party yesterday - are you going out tonight - how is your study going. E la risposta a qualsiasi domanda - com'era il viaggio, la serata, la birra, o qualsiasi cosa - è sempre Great, Good fun, Crazy - e così via. Irreale, falso. Ma non in modo fastidioso, per me. Ci sono persone che davanti a questa mancanza di (come chiamarla?) verità, probabilmente scapperebbero via disgustate oppure urlanti. Io l'ho semplicemente presa come una delle regole del gioco-erasmus, una condizione fisiologica per la quale non si può essere diversamente. E come tutti sapete, bastardi, a me certe sfide piacciono, la mia capacità di adattamento è l'invidia del camaleonte, e quindi mi sono detto: Ci sto. Non per tutti potrebbe essere così, lo capisco. Perché nulla è vero, tutto passerà senza lasciare traccia. E se il corpo umano è per il 70% acqua (appena cercato su gùgol ehm...), l'erasmus è olio. Non si mischierà, scivolerà via.

COME un FISCHIO del TRENO (COME MIELE)
Seconda teoria: è tutto vero. Fatemi fare il colto, una volta tanto, l'erasmus può essere un fischio del treno. O anche se non lo è, le conseguenze le sentirai comunque: se non ti cambia la vita, di sicuro almeno scoprirai cose nuove di te, del tuo modo di stare con gli altri, cose che non sapevi, e di cui non ti libererai mai più, o con cui dovrai comunque venire a patti. Fare l'amatriciana alle sei di mattina, ballare fino a sudare via carne e ossa, gli abbracci quelli sinceri, le occasioni inaspettate, il cielo colorato dell'olanda dopo la pioggia, la follia di qualcuno e la generosità di qualcun'altro, le confidenze e le prese per il culo, gli incoraggiamenti, qualche lacrima, i pranzi domenicali fatti alle quattro di un mercoledì qualsiasi, travestirsi e sentirsi bambini e ringraziare di avere la possibilità di farlo - one more time - , qualche notte che li abbracceresti tutti in un solo momento, chiunque ci sia, abbracceresti l'LG intera, l'edificio, proprio, il buttafuori, la barista, e cercheresti un modo che non hai, per comunciargli il bene che gli vuoi (non è proprio voler bene, è affetto, solo questo, ma non si sa come, in sfregio a tutta la superficialità l'affetto è nato facile). E poi diciamolo, sarà un caso o forse no che siano tutte italiane, ma qualche amicizia sono sicuro che me la sto riportando a casa. La ciwa pare avere trovato i suoi amici di una vita, a tenerife. Io non ho questa sensazione, e mi rendo conto di essere molto più disilluso di quanto potessi essere per esempio dopo malta 2002, non ho adesso la convinzione che continuerò a sentirmi con tutti eccetera. Ma credo - anzi, spero proprio - che, per esempio, se l'estate prossima si decide di fare una vacanza tutti insieme, ci sia gente che ci starà, e con cui passerò ancora giornate eccezionali. Tanto per dire. E qui si ritorna un po' a quel discorso che si faceva tempo fa (avete studiato, bastardi?), se questa si può dire amicizia oppure no. Non lo so, non è una questione importante. Le persone che ho incontrato qui hanno significato qualcosa per me, in un modo o nell'altro. Se le rivedrò, sarò contento, e anzi: le rivedrò di certo, perché lo voglio fare. Questo basta. Alcune le ricorderò a quarant'anni, quando con valerio pranzeremo con le nostre famiglie e parleremo dei bei tempi andati, di altre perderò l'immagine prima della prima volta che tajana mi chiederà ti ricordi di. E' miele, questo erasmus, si appiccica, e per questo lo cercherò - in qualche modo - di ricostruire a padova, per avere ogni giorno la mia razione, dose, di surrealità, mancanza di pensieri, ingenuità, stupidità, superficialità, dolcezza particolare che si distilla solo da certe piante, che ho trovato solo in olanda (se qualche bastardo prova a fare battute stupide lo banno - come se sapessi come si fa ehm...). Dicveamo che è miele, questo erasmus, che si appiccicherà su tutto il corpo, ma soprattutto sui gomiti, dove sarà impossibile da leccare via.

E allora, come dicevamo (l'avevate capito, vero, bastardi?), la verità non sta in nessuna delle due, naturalmente. Anzi (ancora più ovviamente) sta in entrambe. La cosa che può essere difficile da capire, per chi ne sta fuori, è che la soluzione non prevede semplicemente una parte di una teoria e in una parte dell'altra - le prevede entrambe, completamente e intensamente, allo stesso momento. Completamente falso, completamente vero. Forse, chi mi conosceva prima, e mi rivedrà adesso, potrà spiegare lui (o lei, anzi più probabilmente lei) a me quello che è cambiato. Che potrebbe anche essere: niente. Non ne ho idea (e francamente non è che mi interessi così tanto, voglio dire, staremo a vedere, non è che voglia saperlo prima). Questo è stato il mio erasmus (ma è comprensibile? - mi sa che ho scritto un mucchio di cazzate).


vero - come il legno - falso - come il vetro - sempre falso è il vetro - fresco - come acqua - rovente - come gocce d'olio - gocce - sporco - come un cane - e come un cane - solo - limpido - come un vetro, come l'acqua - sporco - come il legno - falso - come una maschera - vero - come i tuoi occhi - netto - sfumato - intenso - come una preghiera - mi aiuterà a crescere - mi aiuterà a non crescere - mi impedirà di crescere - intenso - come una maledizione - falso - come un ricordo - sonoro - come una campana - sotterraneo - come un fiume - scandaloso - come un pagliaccio - ricco - come un re.
Rapido - come un fulmine.












E vero - come un addio.

domenica, dicembre 3

Il mio erasmus è appeso alle ultime tre settimane

Giorni maledetti, che passano troppo veloci.
Giulia è arrivata, e ripartita - sono stato contento di vederla - johnny è ancora qui e mi dispiace che gli esami siano così vicini e non posso fare a meno di studiare, e non posso dedicargli il tempo che vorrei.
Succedono un sacco di cose, importanti o meno.
C'è stata la penultima LG, per la contentezza di togliersi la soddisfazione di baciare la francese che mi piaceva così tanto - anche se poi, almeno due motivi hanno evitato il proseguimento. Uno dei quali, è il cornutazzo francese con cui è fidanzata; l'altro ---.
(come saggiamente dice evymad, non si dice per non portarsi merda da soli).
Siamo stati ad amsterdam con giulia e johnny, e mi sono onestamente reso conto che tre volte sono anche troppe per quella città.
Valerio si è messo con simona, dimostrando che lo zerbinaggio in finale può pagare.
C'è stata una tipica cena olandese che è stata un po' una sòla, poi le foto - ed è stata una bella serata, soprattutto perché ---.
Di ritorno da una serata, abbiamo scagliato lattine di birra (neanche del tutto vuote) su chi stava di sotto (dani, filipe, belene), arrampicati sul tettuccio delle biciclette, e loro a tirarcele indietro e poi passare ai gavettoni, prima fuori e poi dentro casa, e la mattina dopo il caretaker viene giustamente ad incularcisi e chiede a tim - sorprendentemente, l'unico sveglio - Did you have a party, yesterday, e io che dal letto dov'ero in semicoma ascolto la scena e penso Ecco, ora si scusa e dice che puliremo, tim, in mezzo a una stanza devastata col pavimento allagato e un casino indescrivibile, invitato dal custode a guardare il casino che abbiamo fatto per strada, dove è pieno di lattine, c'è una maglietta, ciabatte, un piatto, un pezzo di bicicletta e delle casse del computer (che spero fossero lì da prima), alla domanda Did you have a party yesterday risponde


"no"

con una voce così finto innocente, e con quella eloquente pausa tra domanda e risposta, che mi fa mettere a ridere nel letto da solo. Il caretaker esce urlando qualcosa tipo Entro le 4 voglio vedere tutto pulito.

Gli esami sono vicini, troppo cazzo.
E devo ancora prendere il biglietto per tornare in italia, e non so neanche se sarà in treno o in aereo.
Aaaaaaagh.
E questa settimana c'è l'ultima LG, e il final gala.
Speriamo che ---.

Bastardi, io vi giuro che non saprò come fare senza tutto questo, senza tutti loro.
Meglio non pensarci - devo studiare, devo studiare.

(non voglio studiare, voglio VIVERE questi ultimi giorni di erasmus, sfasciarmi con i miei coinquilini, bere fino a star male, ridere, cantare, ballare.

E anche ---.)

A presto, forse, o forse no.

lunedì, novembre 27

Erasmus Tilburg live in Extase

Karaoke night.
Apocalypse in tilburg.

All'extase di tilburg si è cominciato in tranquillità, con i primi interpreti timorosi - i mentor fanno il loro dovere di apripista. L'atmosfera però si fa vivace senza troppa difficoltà - e scende in campo little italy per cominciare a scaldare le corde vocali: t.fora, saralla e il sottoscritto con special guest eszter dall'ungheria si lanciano in summer of 69. Birra dopo birra, la waiting list per cantare si allunga, le performance si fanno più audaci e deliranti, il pubblico canta e balla appassionatamente, sul palco si succedono strip-tease involontari, interpreti improbabili (il rumeno inquietante che canta Forever young), balletti folkloristici - è di nuovo il caso di little italy, con yellow submarine, stavolta includendo anche gio e sarasdraia.
Il finale è decisamente apocalittico, venti persone su un palco per sei o sette, mi ritrovo per terra sullo stage a combattere con tim e dave mentre un intero pub ubriaco canta hey jude, knocking on heavens door e - come pirotecnico finale - it's a final countdown degli europe.
Wow.

Spezziamo un'arancia in favore dei dutch, che quando ce vo' ce vo'. Oggi una serie di personaggi (intendo: gestori di parcheggi di biciclette e poliziotti) si sono dimostrati molto gentili per farmi riavere la bici di valerio di cui avevo perso le chiavi * , chiamando gente per farmi segare il lucchetto e senza farmi pagare niente. Carini - grazie.

*in realtà, la faccenda è più complicata. Ieri sera, complice l'ubriachezza, vado a mettere la chiave nel lucchetto di valerio (la mia bici ha una gomma bucata da quando stavo andando a prendere il treno per rotterdam), e la chiave entra con molta fatica. Due elementi chiave per il seguito: 1) la maggior parte di noi erasmus ha lo stesso tipo di lucchetto, che ci è stato fornito quando abbiamo comprato la bici all'università i primi giorni; 2) valerio mi aveva avvertito che la sua chiave fa fatica a entrare e girare, e di stare attento.
Dunque, io prima con tutta la delicatezza del mondo, poi forzando con calma, e infine, esasperato, provando il colpo secco vincente, come destino ha voluto, ho spezzato la chiave dentro. Con conseguente serie di madonne, e per l'ilarità di flora e giovanni che stavano lì con me. E vabbè, mi faccio dare uno strappo da flora, e torno a stapps. Nel cooldown di fine serata a casa mia, tirando fuori le chiavi per aprire la camera, realizzo l'incredibile verità e mi metto a ridere da solo come un pazzo.





Ho cercato di aprire la bici di valerio con le chiavi della mia.

domenica, novembre 26

Comincia a calare la tela

Tre maledette settimane alla fine dei giochi.
Aaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaah.

No no no no no no no no no.
No.
Punterò i piedi, scalcerò, urlerò, piangerò tutte le mie lacrime, mi siederò in un angolo a guardare tutti gli altri che punteranno i piedi, scalceranno e urlando piangeranno tutte le loro lacrime.

No no no.

Quindi capite che ora come ora la voglia di studiare è sottozero nonostante gli esami incombano.

Siamo stati a rotterdam, e a deft.

Rotterdam è fenomenale, vabbè che ognuno torna da lì dicendo "è moderna" ma effettivamente - è moderna. Palazzoni alti di vetro, spazi ampi, il porto è bellissimo, locali sulla riva del mare (non si intende spiaggia eh), persone di tutte le nazionalità (nel coffeeshop di venti persone eravamo gli UNICI bianchi, e simona l'unica donna). Un sano ritorno agli hamburger, nostri fidati compagni di ogni viaggio. Valerio si è innamorato dei sausje brotchen (non ho idea se si scriva così), una sorta di rustici con carne probabilmente umana dentro, che vendono nei supermercati albert hejin (la battuta albert einstein viene fatta ogni volta, quindi non pensiate di essere originali...), ogni tanto spariva e ricompariva con uno di sti cosi, almeno 5-6 volte al giorno.

Deft è piccola e fondamentalmente inutile, fortunatamente c'era un coffeeshop ma sfortunatamente non era un granché. Tra l'altro abbiamo conosciuto dei tizi in erasmus dal belgio. Cioè, tipo da cinquanta chilometri di distanza. Mah.

Oggi HO DORMITO, finalmente. Quelle dieci-dodici ore che ti rimettono in pace con il mondo dopo una settimana in cui dormo zero perché - circolarità di motivi, la fine del post si avvicina -

l'erasmus sta finendo, la tela comincia a calare e non voglio perdermi NULLA di ciò che è da venire.

Ciao bastardi!

mercoledì, novembre 22

La convivenza con gli olandesi!

Ogni serata meriterebbe un racconto, ma mi dispiacerebbe diventare ripetitivo.
Quindi, parliamo male degli olandesi, va.
Sarà un post noioso, acido e razzista.
Premettete ad ogni frase dove sembra che ci stia bene un "secondo me", così non mi accusate di generalizzare (troppo), bastardi rancorosi che altro non siete.

Allora, gli olandesi sono degli stronzi.
Senza mezze misure. Razzisticamente, spudoratamente. In finale, il razzismo può riassunto in certi casi come il fidarsi un po' troppo della media delle persone di un popoplo che si incontrano (nei casi peggiori, sulla base di poche persone), e - essendo questa media poco piacevole - estenderla al popolo in generale. E qui la media è preoccupante.

Da quando sono qui, ovviamente, di olandesi ne ho conosciuti un sacco, dal livello più basso - indiretto, ovvero sentirne parlare da qualcun altro, o tipo la commessa del supermercato - a quello più alto - confidenza. Ecco, punto primo: con NESSUNO sono riuscito ad andare oltre un certo livello di confidenza che mi facesse pensare a una sorta di amicizia. Nessuno, dei forse cinquanta mentor che ho conosciuto. Sarà un atteggiamento sbagliato mio? Possibile. Ma cavolo, strano, su cinquanta maledette persone. I dutch ti danno confidenza, ma in molti momenti si può percepire che è più una cosa di facciata che altro, limitata all'how are you doing, e spesso l'impressione netta è che "si tengano qualcosa per sè", se è un concetto comprensibile. Lasciano capire, più o meno velatamente, che di te non gli importa. E che quando ci sarà l'occasione di mettertelo in culo, se a loro converrà, probabilmente lo faranno.E al tempo stesso, ma questo è sicuramente distorto dalla nostra condizione di exchange students, fanno invece molto gruppo tra di loro, il che è sempre poco piacevole da vedere come contrasto. Inoltre: hanno regole stupide e irritanti, e le seguono senza concedere nulla alleeccezioni. Sarà che in italia è tutto il contrario, ma dà proprio ai nervi, certe volte. A volte- ma non sempre - sono arroganti. Passiamo agli esempi pratici:

Nei primi giorni, io e tajana avevamo bisogno di un libro. Chiediamo a due tizi olandesi in classe nostra che - gentilissimi - non solo ci offrono di prestarci il loro per copiarlo, ma ce lo copiano loro stessi. Nei giorni successivi e fino ad oggi - e contate che in classe siamo meno di quindici - questi se li vediamo non ci salutano. Ma è normale? Come quell'altra tipa la-figa-ce-l'ho-solo-io, sempre della mia classe, che incontro in palestra, ci incrociamo nel corridoio e manco alza gli occhi. Ma vattene, va. Ma poi capito, cazzo, hai degli studenti stranieri in classe, interessati un po', anche solo per sapere da dove vengono, che studiano, o almeno presentarsi, boh. Però qui ci spuò stare che è questione di personalità. Io mi ricordo che quando abbiamo avuto le spagnole da noi a padova, ero contentissimo di avere finalmente qualche erasmus in classe, e insieme agli altri ci davamo anche da fare per dargli una mano quando potevamo. Però c'è da dire che qui c'è anche la questione della lingua (magari a loro non viene da parlare inglese) e - ripeto - è anche questione di personalità, sulla cui cosa non si può dire male.
Ah! Non mi ricordo se ho già parlato della nostra odissea a utrecht, ma anche lì: siamo (io dani e valerio) a casa di questa tipa con genitori e famiglia, stiamo per perdere l'ultimo treno della serata, lo facciamo presente e NON UNO che offra di darci un passaggio, che eravamo un po' fuori città, o almeno, che ne so, consigliarci una soluzione alternativa! Che straccio di stronzi, mi viene il nervoso ancora a ripensarci. Penso che in italia qualsiasi genitore di amici avrebbe trovato modo di dare una mano - o almeno, l'amico o amica in questione avrebbe chiesto, no? Che poi, essendo sto atteggiamento così generalizzato e diffuso vuol dire che è proprio questione di cultura, sul serio, voglio dire: la tipa era carina e sorridente, simpatica davvero, ma non ha proprio pensato di darci una mano! E tra l'altro, questa ci ha invitato al "suo compleanno" che in realtà si è poi rivelato una festa con la famiglia, oltretutto in culo ai lupi - PERCHE' santo dio, non dirci semplicemente ci vediamo dopo in centro - e durante la suddetta festa ci ha pisciato per gran parte del tempo, lasciando noi tre stronzi in piedi in un angolo che guardavamo affamati come le tigri i vassoi con la roba da mangiare che questa idiota non ha neanche pensato di offrirci se non dopo nostra richiesta (eccheccazzo). E tutto questo, vi giuro, con naturalezza. Quando (ovviamente, dopo che l'abbiamo chiamata noi) è venuta a parlare con noi per una decina di minuti ed era socievole, carina e tutto. Ma per tutto il resto, gesù mio.

Passiamo alle regole stupide: a un torneo di calcetto, se una partita iniziava in ritardo, doveva comunque finire all'ora per cui era prevista la fine - in pratica, durava di meno. Oppure: per certe cose non si può pagare in contante, in altre non si può pagare con la carta di credito. Abbastanza normale, se non fosse che queste "cose" sono distribuite in modo casuale e imprevedibile. Tipo: per tutte le macchinette automatiche, compresi i biglietti del treno, non si può utilizzare cash. E anche: per le fotocopie serve una scheda magnetica che però NON è ricaricabile e ogni volta che la ricompri ovviamente paghi un po' di più dei soldi che ci sono dentro. La domanda è: ma perché? Che senso ha? Stupidi olandesi. Un episodio riassuntivo terribile: a tajana hanno fatto una multa sul treno (tra l'altro pure lì sono stati di una rigidità eccessiva), e lei per pagarla doveva AVERE UN CONTO IN BANCA. Ma che razza di regola è? Ma che c'entra? E tra l'altro le hanno pure detto che il conto doveva essere il SUO, anche se dopo ha pagato con quello di saralla e pare sia andato bene. Stronzi. Questi chiudono una strada per non so che genere di lavori e non lasciano neanche uno straccio di passaggio per le biciclette - e vi assicuro che la strada alternativa era davvero più lunga - e immagino qualcuno che se la deve fare a piedi. Aaaaggghh. Ah, e la suddetta chiusura senza avvisare prima, naturalmente. Pffff. Minchia quanto acido da buttar fuori. Prometto che ho quasi finito.

Allora, anche se penso avrete capito che si potrebbe andare avanti ancora un po', passiamo agli ultimi due esempi, i più atroci.
Uno: dave cammina per la strada, arriva un pazzo scocciato, grosso e pericoloso, lo incrocia e lo colpisce in faccia. Senza. Alcuna. Ragione. A venti metri, due poliziotti. Qualcuno strilla qualcosa tipo L'ha colpito in faccia! I polismen si girano, vedono dave e il tipo che se ne sta andando camminando. Si rigirano, e se ne vanno.
Due: ieri sera, brenton caduto dalla bici con la bocca che sanguina. Passano due poliziotti: tutto bene? E lauren: no, forse è meglio chiamare l'ospedale. Poliziotti: ah ok. E - again - se ne vanno.


Tutte queste cose andavano dette e non dimenticate. Non è che abbia perso la speranza di qualche olandese degno, ma la direzione è quella. Oh, però ogni volta che conosco uno nuovo ste cose me le dimentico, eh, abbasso i pregiudizi, peace and love.

Rimane il fatto che la frase "paese di merda" io e tajana ce la diciamo almeno un paio di volte al giorno.

lunedì, novembre 20

Lo spartito

QUESTA E' UNA COMUNICAZIONE DI SERVIZIO

Qui comincia l'ultima parte della storia di Viva!.
Gli ultimi venticinque post.

E' tempo di chiarire come sta funzionando Viva! da un po' di tempo a questa parte, dopo tutto il lavoro ci mancherebbe che non vi parlo della traccia. Dello spartito, diciamo. Ecco, rappresenta una parabola (immagine che molto mi piace). Ora mi prenderete per maniaco schizzato ma io penserei prima a un bell'esame di coscienza, eh bastardi? Chi non ha le sue manie? Ricordo una persona - che manterrò anonima - che dà via di testa se gli spostano l'ordine delle penne nell'astuccio. Quindi direi che sono nel pieno diritto di costruire un blog parabolico. Eccheccavolo.L'idea mi è venuta con il post Dodici vite, che può in qualche senso essere considerato un riassunto di tutto quello che c'e' dentro Viva!. Casualmente era il post numero 51. Siccome avevo bisogno / voglia di qualcosa che mi stimolasse a scrivere, in quel momento, ho pensato a questa "regola": che i restanti post avessero un titolo che in qualche modo richiamasse il simmetrico rispetto al #51. Per amor di parabola. Faccio prima a farvi l'elenco che a spiegarvi.

  • Lungimiranza! / Scenari
  • 40 (breve malinconia) / In trentanove è già un problema
  • Mangiarane del cavolo / Rospi (la Volontà)
  • Ma per fortuna (o purtroppo) lo sono / (io mi sento) adattabile
  • Come barzagli e cannavaro / Gli Emuli!
  • Geni del male / Mentre io continuo a non capire un cazzo
  • Coltelli e cucchiai / La carne con le mani
  • Sguardi senza scatti / Davanti ai miei occhi
  • Torto marcio / Ragioni da vendermi?
  • Fino ad esaurimento: no / Forever
  • Se matrix / Il mondo nuovo (analisi anatomica)
  • Lui la guardava / ...dunque gli sbirri si avvicinano e gli dicono...
  • Giugno / Impressioni di settembre (e discorso sui blog)
  • Mi giustifico! / Ultimo Appello
  • Usa la Forza... / Sono tua madre!
  • Dove siete finite, bastarde? / LOST
  • Questa stronzata / Questa serata (ordinario delirio)
  • Come una coltellata nella spalla / Un calcio in culo
  • Pentacchi! / Macellai: mettendo a ferro e fuoco la scandinavia
  • Intermezzo / Momento di riflessione
  • Delirio # 2 / Delirio # 3
  • E l'astronauta no? / Giocoliere, la pazienza del
  • Il mio amico alex / Restiamo amici?
  • She comes from bologna / What comes from our (drunk) minds
  • Urla / Urla: in the Netherlands (Hvala)

Apprezzate, bastardi? Alcune mi sembrano carine, altre sono inevitabilmente forzate. E' stato interessante scrivere sotto questi vincoli cercando comunque di non farsi incastrare troppo. Adesso lo sapete, andrò avanti così fino alla fine. Trattare un blog come un fumetto e' strano? Vabbe, ma almeno i blog dei fanatici religiosi sono peggio, no? Come no? Ma almeno quelli delle ragazzine del genere Viva la morte? E quelli dei trentacinquenni in crisi esistenziale che postano le poesie che scrissero al tempo della scuola elementare? Nemmeno? Ma uffa...Vabbe', la pianto.Il prossimo post sara' piu' interessante, prometto.

Con comunicazioni di questo genere ci vediamo all'ultimo post, per saluti e ringraziamenti vari. Viva! avrà un seguito, da qualche parte su internet, ma questa volta ve lo dovrete trovare da voi.Buon proseguimento, bastardi.

Ah: menzione speciale ("spontanea") a magi che mi ha iniziato alle gioie dei messaggi vocali su msn!

Alla prossima, al prossimo.